Al Montmelò si torna all'antico. Resta la variante della Formula 1 alla Caixa, ma non si percorre più la chicane che aveva trasformato la curva 12, ora 13, dove perse la vita il pilota di Moto 2 Salom. Si torna al disegno originale, ma con una via di fuga di una ventina di metri riempita di ghiaia. Così i piloti si trovano ad affrontare 14 curve, 6 a sinistra e 8 a destra, in 4627 metri. Su un asfalto, peraltro, completamente rinnovato.

Nuovo asfalto e diverso layout

Gli organizzatori hanno dunque accolto le petizioni degli stessi piloti che avevano sottolineato come la chicane nel T3, ridisegnato da Tilke in nome della sicurezza, fosse in realtà ancora più pericolosa del layout originale del tracciato.

“Quello di Catalogna è un nuovo circuito per noi”, ha detto Piero Taramasso, manager Michelin Motorsport. “I recenti test che abbiamo fatto di recente su questa pista, con praticamente tutti i piloti della classe regina, ci hanno dato una idea più chiara da cosa provare per questo appuntamento su un tracciato modificato”.

Il nuovo asfalto risulta poco abrasivo ma con un buon livello di grip. I test, conclusi con il miglior crono assoluto di Vinales, hanno evidenziato un significativo abbassamento dei tempi. La riduzione del degrado atteso ha convinto Michelin a portare in Catalunya tre tipi di gomme anteriori e tre posteriori slick nelle varanti morbide, medie e dure, e aggiungere al posteriore anche una variabile asimmetrica con spalla destra rinforzata. Le gomme, sottolineano in maniera praticamente unanime i team manager nel consueto speciale di preview sul sito della MotoGP, avranno vita più lunga per cui, rispetto all'anno scorso, la soft diventa un'opzione da prendere in considerazione anche come gomma da gara.

L'impegno per i freni

I tecnici Brembo, per le elevatissime temperature d'esercizio dei dischi e delle pastiglie, classificano il Montmelò tra le piste più impegnative per i freni. È infatti uno dei soli tre tracciati con il più alto indice di difficoltà, su una scala da 1 a 5, insieme a Zeltweg e Sepang. In Catalunya, infatti, i piloti affrontano dieci frenate che li impegnano sulla leva per mezzo minuto pari al 28 per cento del tempo di gara.

Storia e grandi duelli

Il circuito del Montmelò, nella zona industriale di Barcellona, venti chilometri a nord-est dal centro, viene costruito nel 1991. Rientra nella massiccia campagna promozionale per i Giochi Olimpici, sarà infatti punto di partenza e arrivo della cronometro a squadre di ciclismo. Memorabile il duello del 2007 fra Casey Stoner, avviato all'unico titolo mondiale in Ducati, Valentino Rossi e Dani Pedrosa che chiudono divisi da soli quattro decimi. Straordinari, poi, gli ultimi tre giri dell'edizione 2009 scanditi da sorpassi e controsorpassi continui fra il Dottore e Jorge Lorenzo.

Un giro di pista

I piloti si trovano subito ad affrontare la staccata più dura del tracciato. Le MotoGP arrivano a 340 kmh ed in meno di 300 metri rallentano fino a 100 kmh. È curioso come le monoposto di Formula 1 si presentano alla frenata con una velocità inferiore, a 317 kmh ma riescono ad entrare in curva a quasi 160 kmh, dopo una frenata di poco più di 40 metri.

La prima curva, uno dei punti in cui si può cercare il sorpasso, apre verso una sorta di chicane a media velocità. La curva Renault, a destra, rappresenta una delle sfide principali per i piloti, per via della lunga percorrenza in leggera salita e del raggio variabile.

Un breve rettilineo conduce alla curva 4, la Repsol, la seconda staccata del circuito, simile alla Parabolica di Monza. Si prosegue poi in discesa verso la lenta Seat, dove si può tentare l'attacco, e la curva 6 da affrontare in piena accelerazione, per poi ritrovarsi in uno dei punti chiave del tracciato.

Tra le curve di media difficoltà la più impegnativa è la numero 7: le MotoGP qui passano da 230 a 104 kmh in appena 154 metri in 3,4 secondi, con una decelerazione di 1.4 g. La Campsa immette nel rettilineo più lungo del tracciato, su cui si può usare l'ala mobile, ma il disturbo aerodinamico già in uscita di curva rende difficile prendere la scia. Il rettifilo porta alla Caixa, che adesso richiede una frenata più dura e offre meno possibilità di difesa in uscita in caso di attacco.

I piloti sopportano 1.5 g di decelerazione alla curva 10, dove la velocità scende da 267 a 62 kmh in 220 metri, con un carico esercitato sulla leva di 6.4 kg. Si affronta poi la 11 in velocità prima di frenare al tornante di 12, con la speranza di avere poi abbastanza spazio per tentare il difficile sorpasso alla 13, nel tratto modificato, come riuscì a Valentino Rossi nel 2009. La facile curva New Holland, verso destra, guida al rettilineo di arrivo.