Due italiani, su una moto italiana, e il Mugello si esalta. Due frecce tricolori, Danilo Petrucci e Andrea Dovizioso. Petrucci all'ultimo giro pianta un sorpasso da ricordare e vola verso la prima vittoria in MotoGP. Va mentre Marquez e Dovizioso si toccano. Disegna un ultimo giro da 1.48.1. La tiene, di forza e di velocità, duro sul rettilineo e in frenata, morbido in curva. La dura e la vince, davanti a Marquez e a un Dovizioso che all'ultimo ci ha anche provato a infilare il Cabroncito ma la distanza era troppa, la gomma ormai poca. Tanta, questa sì, la commozione di Petrucci. Lacrime di gioia per la domenica che riscatta una carriera.

La partenza

Crutchlow parte bene nella scia di un Marc Marquez furbo a prendere la scia di Dovizioso per la pole. Il Mugello, diceva prima delle qualifiche, "mette in evidenza i punti deboli della nostra moto. Con il nuovo motore abbiamo più potenza ma questo ci fa perdere più tempo per trovare il set-up corretto ". Ha lavorato in ottica gara già dalle libere, il Cabroncito, che ha esacerbato le difficoltà di Lorenzo, solo diciassettesimo in qualifica, e immediatamente davanti a Rossi in un duello malinconico tra campioni costretti al ruolo di ballerini di fila, nei primi giri. Il feeling tra i due spagnoli nel box Honda non è mai nato. Lorenzo insiste che potrebbe aiutare a sviluppare la moto in modo che sia più guidabile per tutti. Marquez, però, ha spento i suoi desideri di un cambiamento almeno nell'immediato. "Honda ha le idee chiare e segue sempre l’evoluzione del pilota più veloce. Sì, è una moto difficile, è complicate, ma oggi c’erano tre Honda nel Q2 e questo vuol dire che la moto non è così male”. Queste le dichiarazioni pubbliche, le indiscrezioni parlano di un confronto privato, nel chiuso del paddock, dai toni decisamente più accesi.

Marquez controlla, non azzarda

Marquez non fugge in avvio, anche se le Ducati non hanno più il vantaggio di motore che aveva sulle Honda fino all'anno scorso. Lo spagnolo controlla, imposta una gara sul controllo e la durata. La Suzuki sembra più guidabile della rossa di Borgo Panigale, Rins mantiene linee più strette. Regge Bagnaia, che un paio di volte finisce lungo all'ultima staccata. Dovizioso, che ha firmato la velocità più alta mai registrata per una MotoGP (356,7 kmh) nella terza sessione di libere al Mugello, dove il rettilineo principale ed il dislivello si uniscono alla potenza impressionante dei prototipi della Casa di Borgo Panigale.

Marquez prova l'attacco a 18 giri dalla fine, e mal gliene deriva. L'azzardo alla San Donato lo spinge largo, Petrucci e Dovizioso ne approfittano, Miller e Rins incrociano e si inseriscono.

Valentino, weekend da dimenticare

Da dimenticare il gran premio di Valentino Rossi, che scivola ultimo, va nella sabbia e infine cade a 15 giri dalla fine. Finisce un weekend di calvario, tra decisioni sbagliate in qualifica e una frustrazione che non si sfoga, un'energia costretta, legata, uno sbuffo di rabbia per quel duello lì davanti che il Dottore deve farsi raccontare solo dagli occhi. Può solo guardare, non partecipare. E far da spettatore in Italia, mentre il meglio dell'Italia del motorsport festeggia e si appassiona lì davanti, Rossi viene tradito dalla moto all'Arrabbiata due, in terza: una caduta strana, inusuale. Va lungo anche Bagnaia, che sta assaggiando per le prime volte la velocità delle MotoGP, e abbandona la lotta nel gran premio di casa, nel cuore della passione per le moto.

E' una gara caotica, tutti all'attacco, pochi calcoli e nessuno che riesce a staccarsi. Petrucci si tiene davanti, Marquez sorveglia in quarta posizione poi lancia l'attacco su Dovizioso che, rivelavano ieri i tecnici Brembo, stacca più vicino di tutti al punto di corda alla San Donato, dove in sei secondi si passa da 355 a 93 kmh. E' il miglior "staccatore", secondo i dati che tengono in considerazione diversi parametri tecnici tra cui punto di frenata, decelerazione massima, massima pressione esercitata sulla leva, tempo di frenata.

Finale da applausi

Il ritmo è alto, il gruppo si sgrana ma tutti continuano a pensare al finale, quando bisognerà usare tanto la gomma posteriore. Il gruppo si sgrana come naturale conseguenza della velocità che si abbassa. Chi deve andare al limite e oltre per non perdere contatto sbanda e sbaglia, come Miller che fa il giro più veloce fino a quel momento poi va lungo alla Luco Poggio Secco.

I top driver guidano "rotondi", in amministrazione, poi a cinque giri dalla fine Dovizioso apre la mappatura estrema, rompe gli indugi e va. Si infila alla San Donato, passa lo spagnolo e ammorbidisce la frenata alla Luco Poggio Secco. Monta il duello tricolore. Dovizioso si prende la testa alla San Donato, il ternano recupera la vetta alla Scarperia Palagio. Marquez e Rins osservano, aspettano.

I due azzurri danzano, tremano e tramano, Dovizioso cerca uno spazio per entrare, attaccato a Petrucci che però frena forte. E' una danza, Marquez qualcosa perde dopo la staccata del Correntaio al penultimo giro, prepara la rincorsa e in rettilineo li brucia tutti e due. L'ultimo giro è un capolavoro, è memorabile. E' rabbia e orgoglio, passionaccia che ti porta rialzarti ad ogni occasione mancata, ad ogni rimpianto che scava le gomme e riempie il casco di pensieri pesanti. E' il desiderio di trasformare ogni "che sarebbe successo se…" in un "stavolta è successo davvero". In una domenica perfetta, nel posto perfetto dove trasformare il desiderio. E dare concretezza al sogno.