Super Maverick. Top Gun torna il pilota volatore che non porta pensieri pesanti. Vola libero con quasi quattro secondi di vantaggio su un Marquez in amministrazione controllata. E' la sua quinta vittoria, ma è bella come la prima. Perché vale una prima volta, perché ha alle spalle una squadra nuova, perché c'è un percorso diverso da iniziare. Sul podio anche Quartararo, che porta una seconda Yamaha sul podio. Dovizioso, Morbidelli e Petrucci completano le posizioni dalla quarta alla sesta. A questo gruppo di italiani che salvano il salvabile ai piedi del podio manca Valentino Rossi, che cade e travolte nell'incidente anche Nakagami. Dovizioso perde altri punti pesanti da Marquez ma aumenta il vantaggio su Rins, caduto anche lui nei primi giri.

Il ritorno di Top Gun

Top Gun vola. Fa la differenza nel finale nel secondo e terzo settore. Firma il suo giro migliore sul piede dell'1.33.7, a cinque giri dalla fine ha mezzo secondo di vantaggio su Marquez. Riporta alla vittoria la Yamaha, che qui aveva vinto l'ultima volta due anni fa con Valentino Rossi e aveva trionfato in passato con Lorenzo e Spies. Marquez, uno dei sei ad aver vinto qui su una Honda, con lo stesso Rossi, Gibernau, Hayden, Pedrosa e Miller, difende un secondo posto da ragioniere. Rinuncia alla tuta da Marc-attack, alla lotta privilegia il governo: amministra, non sbaglia, allunga nel Mondiale.

L'incidente di Rossi

Rossi, partito quattordicesimo sulla sua pista talismano. Ha vinto otto volte in MotoGP  su una delle piste più difficili della stagione, è uno degli impianti progettati per le moto. Un aspetto su cui si sono lamentati diversi piloti della Formula 1, che vorrebbero una totale separazione dei tracciati tra due e quattro ruote. Nel cuore agricolo dell'Olanda, dove fino al 2016 si correva di sabato per rispetto della tradizione religiosa calvinista, abbandonata poi in nome del business, la sua gara finisce con un incidente che coinvolge Nakagami alla curva 8.

Mi si è chiuso l'anteriore, commenta Rossi, che travolge il giapponese, comunque cosciente prima di essere trasportato al centro medico per i controlli del caso.

Quartararo parte tenendosi all'esterno ma perde un paio di posizioni in partenza. Vinales, spunto notevole come l'anno scorso, più veloce nel warm-up, duella con Mir e Rins che, fiducioso nel passo gara, parte a sorpresa con la morbida al posteriore. Ma non fa il vuoto come averebbe voluto da subito poi al terzo giro blocca l'anteriore e scivola alla curva 14, una delle più delicate, inafferrabili del tracciato.

La gara di Marquez

"Se c'è un circuito su cui Suzuki e Yamaha potrebbero vincere, è questo" diceva alla vigilia il buon profeta Marc Marquez che guida una Honda più “seduta” e si tiene nei primi giri appena dietro al terzetto di testa. Quartararo, più giovane a firmare due pole consecutive, contiene l'irruenza dei vent'anni e si rimette al comando dopo il lungo di Mir alla penultima curva. La sua gara si fa più dura perché deve tener dietro Marquez che, errori e cadute a parte, non arriva fuori dal podio da Sepang 2017.

Ma nonostante una moto instabile, che sbuffa e scoda, si agita e urla, tiene la testa fino a dieci giri dalla fine, fino al numero all'interno di Vinales. "Top Gun" prende la scia al tornantino e supera Quartararo, poi infilato alla curva 15 anche da Marquez. Vinales lo riprende, però, e si rimette davanti. Marquez in quel giro rallenta tanto, scende sull'1.34 alto, sorveglia senza andare via.

La gara di Marquez, secondo in controllo

Il Cabroncito, sempre primo o secondo quest'anno con l'eccezione della caduta di Austin, ringrazia anche il lungo di Vinales e si piazza in testa a nove giri dalla fine. Va in testa perché sbaglia meno degli altri, perché imposta un ritmo costante anche se non insostenibile. Si aspettava Suzuki e Yamaha più veloci della scorsa edizione, quando vinse al termine di una lotta a otto tra le più entusiasmanti della stagione. Guida teso, più scorbutico, meno fluido del solito lo spagnolo. Rischia anche Quartararo a sedici giri dalla fine, che deve chiudere il gas nel rettilineo prima della doppia curva 7-8. Il vento e una gestione elettronica differente per portare nella finestra ottimale la gomma dura al posteriore rendono ancora più difficile tenere le linee pulite.

Dovizioso arretra ancora

Dovizioso, che qui non ha mai vinto, a cinque anni dall'ultimo podio all'università della MotoGP, ha completato un weekend in salita, in difesa. La Ducati continua a soffrire nei cambi di direzione, nella percorrenza delle curve ad alta velocità dove si fa la differenza a Assen. Tuttavia il "Dovi", che solo nel 2017 era partito meglio, in termini di punti, dopo sette gare, con la nuova carena è il più veloce in pista dopo sei-sette giri. Ma è un'illusione che svanisce presto, un'emozione breve, qualcosa che non dura.

Dovizioso scivola sempre più indietro, va decisamente più piano anche del compagno di squadra Petrucci. Galleggiano tra quinta e sesta posizione

Fra una settimana la sfida al Sachsenring, regno di Marquez da nove anni nelle varie categorie, potrebbe diventare ancora più decisiva per provare a tenere aperto il Mondiale. Ma contro Marquez, che non era mai partito così bene e non aveva avuto un vantaggio così netto sul secondo in classifica a questo punto della stagione, servirà un mezzo miracolo. Perché contro un avversario così la regolarità non basta.