E' come due anni fa. No, non c'entrano il mare e il pattino, che sarebbero fuori luogo in una domenica dai colori incongruamente autunnali in Austria, nel giardino di casa Red Bull. Giardino anche di casa Ducati, che da quando la MotoGP è tornata su questa pista, all'A1 ha vinto sempre. E' il giardino di Dovizioso, che duella con Marquez per tutta la gara e all'ultima curva dell'ultimo giro, come nel 2017, passa e vince. E' come due anni fa, anzi meglio di due anni fa. Perché allora lo spagnolo andò lungo e "Desmodovi" completò l'incrocio prima di lanciarsi lungo il rettilineo. Stavolta Dovizioso ha tentato la manovra fallita al Cabroncito nel 2017, e gli è riuscita. Un colpo da maestro. Giù il cappello. L'Italia ha ritrovato un campione, la MotoGP un rivale vero per il titolo. Sul podio un ottimo Quartararo, davanti a Rossi e Vinales (che ripresa per la Yamaha), che precedono Rins, un ritrovato Bagnaia, Oliveira, Petrucci e Morbidelli.

Parte bene Rossi

Caotica la partenza con Dovizioso in bagarre che induce Marquez all'errore alla terza curva. "Dovi", che ha scelto le soft dietro, si diverte più in salita che nelle discese sulla pista austriaca, ufficialmente in calendario fino al 2025, perché ha più margini di manovra con la moto.

Parte benissimo Valentino Rossi dal decimo posto in griglia. Sapeva di non voler rimanere "intruppato" nei primi giri con Espargaro e Petrucci, partito con la media avanti e dietro, perché la Yamaha è più lenta in rettilineo. A livello di passo, come aveva predetto il Dottore, le moto in quella fascia di classifica si confermano molto vicine. La Yamaha M1, analizzava ieri Rossi, va forte soprattutto nell'ultimo settore, "perché sono curve a medio raggio che si fanno di percorrenza. Freni, la butti dentro e quello è un punto a nostro favore".

E' gara veloce da subito. Dopo il doppio errore, Dovizioso prova a ricucire il gap con Quartararo che d'autorevolezza si ritrova in testa, ma dietro c'è un Marquez vellutato che gira fortissimo sull'1.24 basso. Si accende il duello con Quartararo che stampa una staccatona da applausi e il Cabroncito che però lo brucia in rettilineo, tutto di motore.

Ritmi alti, tattica e velocità

Anche Vinales, con pista libera, riesce a girare sull'1.24.5. Cade Miller a venti giri dalla fine, e praticamente nello stesso momento Marquez si butta dentro, passa Dovizioso e si mette davanti a tutti. Dopo la pole storica, superato il record di Mick Doohan (59), con tanto di nuovo record della pista, Marquez sfrutta non solo il motore Honda, che non paga sul dritto rispetto alle Ducati, ma anche l'agilità della moto in uscita di curva. Decisa la guida di "Desmodovi", soddisfatto dopo le qualifiche del lavoro nel weekend e del ritmo che la Ducati gli consente in gara.

Marquez spinge il ritmo a livelli quasi esasperanti. "La scelta della gomma posteriore dimostra un cambio di strategie. Dovizioso, con la soft, ha provato a rallentare il ritmo all'inizio mentre Marquez con la media prova a sfinire la gomma di Andrea" commenta a Sky Davide Tardozzi.

E' molto importante l'interpretazione, lo stile di guida dei piloti. La media, soprattutto a livello di spalla della gomma, risulta comunque abbastanza morbida da non pagare troppo in termini di prestazioni di punta. C'è anche da considerare che la nuova generazione di mescole Michelin ha bisogno di alte temperature per entrare nella finestra ideale di utilizzo, ma il gran premio si corre in un pomeriggio grigio e piuttosto freddo.

Galleggia indietro, intorno alla settima posizione, "Pecco" Bagnaia. Più prudente e meno irruente rispetto a quanto visto a inizio stagione, sbaglia meno e raccoglie di più. Nei test di Brno, ha detto, "abbiamo trovato qualcosa che mi ha dato fiducia con l'anteriore, poi di conseguenza è arrivato tutto il resto". La fiducia diversa comporta una maggiore pulizia di linee, un equilibrio con meno ansia da prestazione, la speranza di una costanza di piazzamenti che possa riabilitare la seconda parte della stagione.

Marquez-Dovizioso, che duello

Sono vicinissimi, Marquez e Dovizioso, che si stuzzicano quando mancano 12 giri alla fine. Lo spagnolo costruisce un sottile ma cruciale vantaggio competitivo nel terzo settore, tra curva 5 e curva 8, che non sono tra le tre frenate più impegnative delle sette nel tracciato che, sulla distanza di gara, impegnano i piloti per complessivi 13 minuti.

Più cauto sulle gomme, più rotondo sulla moto, a nove passaggi dalla fine Dovizioso si infila lungo il rettilineo d'arrivo e chiude meglio la staccata alla prima curva, la più dura del tracciato: qui le MotoGP arrivano a 312 km/h efrenano per 4,4 secondi per scendere a 99 km/h, secondo i dati Brembo, e i piloti subiscono una decelerazione di 1,5 G. I due arrivano praticamente appaiati in curva 3, Dovizioso fa il ritmo ma non stacca Marquez. La gara è insieme tattica e veloce, "Desmodovi" riesce ancora a firmare giri da 1.24.4, Marquez si adatta, ne segue pieghe e ritmo. Sornione, gli sta addosso, lo aspetta, lo studia, fotocopia le pieghe. Esce anche meglio dalle curve lente Marquez, Dovizioso amministra le gomme, di morbidezza. Due caratteri diversi, due stili leggermente divergenti, due differenti punti di equilibrio tra velocità e necessità di precisione.

Il ricordo dell'incrocio di Dovizioso all'ultima curva qui due anni fa si fa sempre più forte mentre l'arrivo si avvicina, mentre i due cancellano la prospettiva dell'errore da un finale in cui vivere e morire per ogni centimetro da guadagnare e da difendere. Marquez quel ricordo ce l'ha chiaro, e si butta dentro a due giri dalla fine. A questo punto è all-in: si stacca forte, si va lunghi, si passa e si ripassa. Non è fioretto, è spada, affondo e contrattacco, parata e risposta. Si scambiano posizioni un paio di volte, in un giro da scintille, da grande annuncio.

Ma il ricordo non basta, non vale niente. E non accetterà il fatto come una vittoria. Anche se va a stringere la mano a un Dovizioso commosso in parco chiuso. Il fotogramma di una grande rivalità sportiva, in cui si duella al massimo, in cui l'avversario ti spinge e ti costringe a tirare fuori il meglio.