"Rallenta, ragazzo. Meglio che ti raffreddi, prima che ti bruci" canta Billie Joel. "Rallenta, stai andando bene. Non puoi avere tutto quel che vuoi prima del tempo". Consigli che sarebbero serviti a Jorge Lorenzo, anche se ad aspettarlo non c'è Vienna, come nella canzone. Lo spagnolo, nella difficile arte di bilanciare l'ambizione e il talento che basta alle sue mani, va oltre il confine e regala a Marquez una gara tranquilla. Al secondo giro, gli toglie di mezzo i tre principali rivali nella corsa al Mondiale in un colpo solo, Vinales, Rossi e Dovizioso, che rimane con l'occhio fisso al monitor e un po' nel vuoto al box, come a chiedersi perché. Marquez veleggia e vince, davanti a Quartararo, rivelazione del weekend, e Petrucci, che salva l'onore Ducati sul podio.

Le scuse di Lorenzo

"Ho fatto una grande partenza. Qualche pilota ha rallentato per il tanto traffico. Ho recuperato tante posizioni. Ho visto che nelle frenate potevo staccare forte" ha detto a Sky. "Maverick ha chiuso il gas in quella accelerazione. L'ho preso sulla scia e ho provato a sorpassarlo. La curva arrivava e per non provare a tamponare Dovizioso mi si è chiuso. Ho fatto un errore e questa caduta mi ha fatto dispiacere di più per le cadute degli altri. Avrei preferito cadere solo io. Ho fatto un errore, è una tipologia di curva che favorisce errori. Oggi l'ho fatto io e mi dispiace. Se sbaglio voglio cadere solo io"

Non è l'unica collisione nelle prime fasi di gara. Si scontrano anche Smith e Espargaro, che rientra molto dolorante al ginocchio: visitato ai box, viene poi portato in ospedale per accertamenti.

Il regalo a Marquez

Parte non benissimo Quartararo, rivelazione del weekend. La gara si accende subito. Errore di Marquez, infilato da Vinales, molto sicuro in progressione. Dovizioso si butta dentro, feroce, ed è davanti a tutti alla seconda curva. Lorenzo, dopo la seconda miglior qualifica dell'anno, è quarto alla fine del primo giro.  Ma alla prima staccata, al secondo giro, la troppa carica si traduce in uno strike. Butta giù Dovizioso, Vinales e Rossi che si trova la moto del compagno di squadra davanti e non può evitarla. E' il più bel regalo possibile per Marquez, che si mette davanti a far l'andatura, con Petrucci, Rins e Quartararo dietro che però tengono appena il ritmo del Cabroncito.

"E' matto" fa segno davanti alle telecamere Vinales, abbattuto per la terza volta da Lorenzo. "Da un pilota così, certe cose non te le aspetti" dice Davide Tardozzi, team manager Ducati. L'eccesso di motivazione, la volontà di dimostrarsi migliore dell'immagine diffusa quest'anno, di essere all'altezza delle ambizioni, assottiglia il confine già labile tra la velocità, che è una virtù, e la fretta, che induce all'errore. Errore che consente a Marquez, con pista e aria libera, di stampare giri sull'1.40.

Petrucci, Quartararo e Rins: in tre all'inseguimento

Petrucci, con le soft davanti e dietro, va forte e stacca decisissimo per tener dietro Rins e Quartararo, il trio degli inseguitori di Marquez.  Quartararo, nonostante linee in curva più strette, fatica a tenere la linea di Rins. E' la conferma di una Yamaha ancora "da mettere insieme" ha detto. Una moto difficile da capire, ha spiegato Valentino Rossi. Si potrebbe riprendere per la M1 l'analogia con il "Kinder Sorpresa" con cui il team principal della Haas, Gunther Steiner, ha sintetizzato il comportamento delle mescole da un gran premio all'altro in Formula 1. "La nostra moto è molto difficile da capire e abbiamo tanti alti e bassi" spiegava ieri. "Credo perché noi il tempo lo facciamo in curva, mentre gli altri lo fanno di più in rettilineo". Questo perché la configurazione del motore, per risolvere i problemi di consumo eccessivo delle gomme posteriori, è più dolce rispetto all'anno scorso: all'effetto in curva, naturalmente, si combina una maggiore difficoltà di tenuta nel dritto. In questi casi, il caldo e la scelta delle gomme restano decisivi soprattutto per le M1 perché in curva avere più o meno grip fa la differenza: Quartararo, infatti, ha azzardato la morbida davanti, Rins ha scelto le medie davanti e dietro al Montmelo.

Gara a eliminazione, cadono anche Crutchlow e Morbidelli

Quartararo, che sperava di poter diventare il più giovane vincitore in MotoGP dopo Marquez, dopo avergli strappato il record di poleman più precoce, allunga tra gli inseguitori. Marquez però è una macchina, non scende mai sotto l'1.40 fino a 7-8 giri dalla fine, quando gli è diventato chiaro che può anche amministrare, che di fatto la gara può perderla solo lui. "Mi è stato chiesto tanto del record di Marc, ma non ci penso affatto. Se si presenta l'occasione e posso ottenerlo, sicuramente ci proverò, ma l'obiettivo non è quello. Quello che devo fare è imparare da Marc durante la gara, non penso al record" aveva detto prima della gara il pilota della Yamaha che ha ancora sul braccio destro una cicatrice per l'intervento di due settimane fa a Barcellona. Una cicatrice spostata leggermente più giù del previsto, per salvare un tatuaggio a cui tiene molto con una bussola e un orologio. "Sono andato molto veloce nell’ultimo settore, questa moto è impressionante. Sono contento anche del passo gara, devo migliorare in partenza” diceva ieri, come riporta Sky Sport.

Cadono anche Morbidelli, cui forse la scelta delle dure al posteriore non ha fatto bene, e Crutchlow. Alla curva 10, dove la velocità crolla da 264 a 66 kmh in 5,3 secondi e 223 metri, come riferiscono i tecnici Brembo, arriva decisamente più veloce di tutti a cinque giri dalla fine: finisce lunghissimo e si stende inevitabilmente nella ghiaia.

Marquez sorveglia il generoso finale di Quartararo e completa la doppietta di famiglia, dopo il successo del fratello in Moto2. Un successo che nasce dal calcolo e dalla fortuna, che è in fondo il momento in cui il talento incontra l'opportunità.