Ogni vicenda umana ha un'inizio e per sua stessa natura ha una fine. Anche il dominio a Austin di Marc Marquez. In Texas, nel regno dove il suo sole sembrava non dovesse mai tramontare, in un pomeriggio di quasi estate la sicurezza e la destrezza lo inducono all'eccesso di confidenza nel punto più difficile e spettacolare del tracciato di Austin. L'arcobaleno della gravità, però, spegne anche l'ambizione del campione che qui aveva vinto ogni gara prima di questa. Bravissimo Rins che centra la prima vittoria in MotoGP davanti a Valentino Rossi in una giornata da celebrare per l'Italia con Dovizioso quarto dietro Miller e Morbidelli quinto davanti a Petrucci.

Colpo di scena: fuori Marquez

La curva 12 tradisce Marc Marquez. Il punto più duro del tracciato di Austin, dove in prova riusciva a fare la differenza con una traiettoria stretta, segna la fine di capitan America. Il dominatore di tutte le edizioni precedenti sul tilkodromo texano perde l'anteriore a undici giri dalla fine. Scivola largo nel punto in cui, secondo i tecnici Brembo, si arriva a 339 km/h e si frena per 6,3 secondi per scendere a 63 kmh. I 323 metri della frenata costituiscono il secondo valore più alto dell’intero Mondiale e comportano una decelerazione di 1,5 g. Le prova tutte per rimettere in pista la Honda, ma non ce la fa ed esausto cade una seconda volta a bordo pista.

Charoscuro Yamaha, soffre Vinales

Valentino Rossi eredita la prima posizione mentre la Honda si ritrova cancellata dal gran premio dopo la rottura sulla moto di Lorenzo nello stesso punto a nove giri dalla fine. E' una domenica nera per la casa giapponese che, aveva spiegato Marquez dopo le qualifiche, ha ancora qualche problema su questo tracciato nelle tante curve da effettuare in prima, soprattutto nel T1, dove infatti Rossi riesce a far meglio anche nei primi giri.

Parte male Vinales, e ormai non è una sorpresa. Fa fatica Top Gun a trovare il punto in cui la moto inizia a muoversi. Nonostante il lavoro sulla frizione, lo spagnolo perde posizioni, gira lento e viene anche penalizzato con un ride through per partenza anticipata. Una decisione severa, come per Crutchlow in Argentina. Un peccato veniale, di cui i piloti avrebbero dovuto discutere con la Safety Commission prima della gara. Vinales, nella confusione regolamentare di queste settimane, completa anche un non richiesto long lap. Finirà undicesimo.

Il duello Rossi-Rins

Tiene bene Rossi, tiene benissimo Rins che dipinge una delle gare migliori della sua carriera. Non c'è una grande differenza di rendimento tra le medie e le morbide, scelte dal pilota Suzuki, una moto che si sta rivelando in questo inizio di Mondiale particolarmente gentile con pneumatici. Si dimostra solido e veloce anche Morbidelli su un tracciato che prende ispirazione da celebri curve di circuiti storici. La pista texana, che si distingue per l’impressionante inclinazione del rettilineo che porta alla prima curva a sinistra (41 metri di dislivello tra il punto più basso e quello più alto della pista), nonostante i 12 punti di frenata ha un livello di difficoltà tre per i dischi, un coefficiente medio dunque per i tecnici Brembo su una scala da uno a cinque.

Corre con la faccia da ballerino di fila Dovizioso, ma anche la posizione fuori dal podio diventa un guadagno da difendere e conservare visto il ritiro di Marquez, ancor più alla luce della tredicesima posizione in griglia. "Desmodovi" dà costanza e continuità alle considerazioni della vigilia sul passo della Ducati, vicino in ogni caso a Valentino, e Rins. Ma partire così dietro è un problema in più a Austin, dove c'è poco spazio tra la partenza e la prima curva e in molti punti della pista la linea è obbligata, quindi non è facile superare.

L'attacco decisivo

Rins è reattivo nel chiudere le curve, è più spigoloso e meno dolce di Rossi che pennella di più, è comunque più "tondo" nel primo settore. Il "Dottore" squaderna una guida armonica con le gomme medie. Rins può sorvegliare da vicinissimo i punti forti e le relative debolezze di Rossi. Gli resta attaccato in un foxtrot, il ballo della volpe che, declinato in versione lenta o quickstep, ti illude ma ti riporta sempre al punto di partenza. E' un movimento ripetitivo, chi danza esplora i punti cardinali, pensa di potersi spostare dove vuole nelle quattro direzioni senza però staccare i piedi da terra: alla fine, come in un elastico, è costante il ritorno alla posizione di partenza. Posizioni che però si invertono quando Rins completa l'attacco alla curva 9 dopo una staccata fin troppo conservativa di Rossi

Alla fine Rossi si avvicina, l'ultimo giro sembra non finire mai. A Rossi però manca ancora qualche metro, manca una curva o due per poter portare davvero l'ultimo attacco a un Rins che regge alla pressione. Ogni metro in avanti è un metro in meno, ma gli ultimi sono i più difficili quando il traguardo non arriva e da predatore diventi preda di una leggenda che conosce ogni trucco e ogni segreto. Ma non gli basta. A Austin è il giorno di Rins.