Tutto congelato, in attesa dell’udienza della Corte d’Appello della FIM, fissata per venerdì prossimo, quando i giudici della Federazione ascolteranno i costruttori coinvolti nel ricorso contro Ducati. Il risultato del GP del Qatar ma soprattutto la splendida vittoria di Andrea Dovizioso contro Marc Marquez è ancora soggetta alla decisione finale dei giudici della FIM che, prima della gara in Argentina, si pronunceranno sulla regolarità del deflettore montato sotto le GP19. Un particolare che Honda, Aprilia, Suzuki e KTM ritengono possa dare benefici aerodinamici vietati dal regolamento e contro cui le quattro squadre hanno fatto appello dopo che il reclamo è stato respinto dal Panel di Steward, il primo organo di giudizio del campionato.

Ducati: "Anche in appello ci daranno ragione"

Una situazione che lascia basita la Ducati. “Siamo molto perplessi soprattutto per le modalità con cui tutto questo è successo – dice Gigi Dall'Igna in un'intervista a MotoGP.com – Prima del Qatar tutte le varie discussioni sul regolamento tecnico, e ce ne sono state tante, sono sempre state affrontate e risolte nelle sedi opportune, o all’interno della MSMA (Motorcycle Sports Manufacturers' Association, ndr) o coinvolgendo con la MSMA il Direttore Tecnico del Campionato. Questa è la prima volta che alcuni team decidono di fare un reclamo contro un’altra squadra sulla base di un dubbio tecnico. È un comportamento che segna un'evidente differenza rispetto al passato, una differenza negativa. È stato messo in discussione il Direttore Tecnico del Campionato, che è l’unica entità che per regolamento FIM può decidere se un particolare montato sulla moto è legale oppure no. Così si rischia di far diventare la MotoGP un far west nel quale si è anche ammazzato lo sceriffo. Si rischia di avere un ricorso ad ogni gara”.

Se così facendo si toglie potere al Panel di Steward? Ovviamente sì. Per prima cosa hanno messo in discussione il ruolo del Direttore Tecnico, poi hanno messo in discussione il primo Panel giudicante, essendo subito ricorsi in appello quando il loro reclamo è stato respinto. Questo dà l’idea di una sfiducia completa verso l’operato della Federazione –  aggiunge il Direttore generale di Ducati Corse -.  Noi siamo tranquilli che il nostro operato rispetti perfettamente il regolamento tecnico. Siamo convinti e fiduciosi che anche in appello ci verrà data ragione”.

Il team Ducati dopo la vittoria di Andrea Dovizioso in Qatar / Ducati
in foto: Il team Ducati dopo la vittoria di Andrea Dovizioso in Qatar / Ducati

Fino al Qatar i nostri rapporti con Honda sono sempre stati correttiTutte le volte che c’era un problema tecnico, questo veniva discusso ed analizzato nelle sedi predisposte per farlo: nelle riunioni della MSMA piuttosto che durante incontri tra la MSMA e il Direttore tecnico del campionato. Per noi è questo il modo corretto di affrontare i problemi tra i costruttori. Evidentemente in Qatar quattro costruttori hanno deciso di cambiare approccio e quello che ci sorprende di più è il comportamento della Honda che insieme a noi e Yamaha è uno dei “padri fondatori” del campionato, perché ha sempre partecipato sin dall’inizio dell’era quattro tempi nel 2003 e invece ora ha deciso di cambiare atteggiamento, di fatto sfiduciando la Federazione. Se faremo appello nel caso la Corte d’Appello non dia ragione? All’interno della FIM i gradi di giudizio finiscono alla Corte d’Appello. Dopo si deve andate al CAS, che è il tribunale sportivo arbitrale, ma in questo caso si esce dal perimetro della Federazione, e non è mai un bel segnale per il nostro ambiente. Noi siamo sereni perché convinti di essere stati corretti ed avere rispettato il regolamento e non vediamo i motivi per cui la Corte d’Appello dovrebbe decidere in modo diverso”.

Cartello di Honda con le altre squadre

Quando poi gli è stato chiesto del comportamento di Suzuki, KTM e Aprilia e della possibilità che abbiano fatto cartello seguendo la Honda, Dall'Igna non si è detto stupito da alcune decisioni. “Non so se il loro è stato un seguire o un precedere. Su KTM e Aprilia faccio abbastanza fatica a capirlo. È più comprensibile la decisione dei nostri più diretti avversari in gara e in campionato. Perché la Yamaha ha scelto di restare fuori? No saprei, non abbiamo parlato con Yamaha e non sappiamo per quale motivo non abbiano voluto partecipare a questo reclamo. Forse perché Yamaha pensa come noi che sia più corretto affrontare queste questioni in un altro modo, ma è una domanda da fare a loro”.

Io non vedo nulla di strano nell’evoluzione naturale di una motocicletta. Da quando lavoro nel motorsport e anche da prima, quando lo vivevo come appassionato, l’ho sempre visto come un evolversi continuo di soluzioni tecniche spesso innovative. È la bellezza di questo sport insieme al talento e allo stile di guida di tanti piloti che hanno fatto la storia del motociclismo, compresi Dovizioso e Marquez che domenica a Losail hanno dato vita ad una battaglia incredibile e ad uno spettacolo stupendo. Anche a noi, come a tutti i tifosi, piacerebbe poter parlare solo di questo”.