La storia non la puoi inventare e non la puoi cambiare. Dopo l'ottava pole del 2017 Marc Marquez diventa il pilota più giovane a vincere quattro titoli nella classe regina. Cade e si riprende, fuor di metafora, a sette giri dalla fine, nell'unico momento in cui l'uomo-pilota che non porta mai pensieri pesanti riemerge sulla ragione, sul calcolatore che passione non conosce. Gli basta il terzo posto dietro Pedrosa, 31ma vittoria in classe regina, e Zarco, che punta ad essere il primo pilota di un Team satellite a vincere una gara nella sua stagione da rookie (nel 2000 a riuscirci fu Valentino Rossi). Gli sarebbe bastato un dodicesimo posto anche in caso di successo di Dovizioso, che ha potuto solo sognare di essere il secondo a imporsi qui non partendo dalla prima fila proprio dopo Marquez tre anni fa.

Dovizioso ha vinto comunque

Non vince il Mondiale, Dovizioso, ma il ritorno, l'aver fatto cambiare idea a chi lo dava per pilota "medio", di chi non lo riteneva un campione di giocarsi il titolo fino in fondo, fino all'ultima gara, è una delle sue grandi vittorie. Le 17 in carriera, le otto nella classe regina in carriera, una Ducati che gli ha restituito una moto che basta alle sue mani, cambiano le prospettive e la possibile storia anche della prossima stagione. "Non abbiamo mollato fino alla fine. Non ho sbagliato niente, ma non avevo molte carte da giocare. Ho staccato un po' più lungo mentre la gomma stava mollando e sono andato fuori. La stagione è stata bella" commenta il Dovi.

Pedrosa, negli ultimi anni bravo ad amministrare la gomma e dare il meglio nella seconda metà di gara a Valencia, parte bene e arriva meglio. Festeggia la 54ma vittoria in carriera nella classe regina al suo 199mo GP, e torna a trionfare dopo esattamente cinque anni, da Valencia 2012.

La partenza

Marquez, soft dietroe dura davanti come Dovizioso, protetto da Pedrosa in partenza rimane davanti alla prima curva. Un capolavoro quello dello scudiero tre volte vincitore a Valencia nella classe MotoGP dal quinto posto sulla griglia. Zarco però con le soft davanti e dietro infila Pedrosa, al GP numero 277, che sale al quarto posto e supera Alex Barros nella “all-time Grand Prix start list”.

Che inizio di Zarco

La gomma morbida nei primi giri rimane attaccatissima alla pista per tutta la percorrenza di curva e Zarco ne approfitta per infilare un calcolatore Marquez che non oppone troppa resistenza. Dovizioso, su una pista che non gli è troppo amica, è comunque lontano, troppo lontano. Rossi, che ha montato la media davanti, prova a rimanere nel gruppo davanti mentre Vinales affonda e la tensione in Yamaha monta. Il Dottore, già preoccupato dopo le prove dal passo, dal calo avvertito dopo pochi giri nel long run, e senza più feeling con la moto, si accontenta di guardare da lontano il duello per il titolo dopo i rimpianti per il finale del 2015 con Jorge Lorenzo, e Marquez inatteso guardaspalle del connazionale, di cui si parlerà e discuterà per le generazioni a venire.

Lorenzo e la "mappa 8"

Dovizioso resta dietro a Lorenzo a cui di nuovo viene lanciato il messaggio sulla "mappa 8", uno dei messaggi prestampati che gli arrivano dal box: in Malesia, in maniera non ufficialmenyte confermata ma lasciata intendere fra le righe, era un invito a spostarsi e far passare il Dovi. Qui però Lorenzo, dopo l'invito, spinge di nuovo e di più, si avvicina e recupera tre decimi nel primo settore a Pedrosa. Ma il messaggio viene ripetuto, serve che Dovizioso sia più vicino al gruppo di testa, che non perda contatto con Marquez per provare almeno a sognare l'impossibile.

"Non fa parte della mia mentalità cercare di ostacolare gli avversari" diceva ieri Lorenzo. "Dobbiamo giocare pulito. Non cercherò di rallentare Marc o andare piano. Se lui dovesse essere fuori e Andrea dietro di me, in quel caso guarderò la tabella esposta dai box e cercherò di aiutarlo".

Per ottenere quel che non ha ancora centrato, ovvero il titolo piloti nella classe regina, Dovizioso deve provare qualcosa di mai tentato prima. Un salto senza rete, un volo senza alcun margine di sicurezza.

Il lungo di Marquez, l'addio del Dovi

Il duello Zarco-Marquez davanti riavvicina un po' le Ducati, ma nonostante i ripetuti messaggi a Lorenzo il problema è che Dovizioso un po' si stacca anche dal compagno di squadra. Succede tutto negli ultimi giri. Ne mancano sette quando Marquez sfoga il desiderio di rivincita, l'orgoglio di chi comunque la vittoria la insegue sempre, se ne alimenta anche da amministratore di prospettive più ampie. Stacca tardi che più tardi non si può alla prima curva, va praticamente orizzontale ma tira la moto su e salva addirittura il podio. Il dado, anche quello enorme che agita a fine gara per testimoniare i sei titoli complessivi in tutte le categorie in carriera, è tratto.

Ne mancano cinque quando Dovizioso stacca tardi che più tardi non si può alla curva 8. Ma Dovi va fuori, poco dopo il ritiro anche del compagno di squadra Jorge Lorenzo. Due destini che tristemente si uniscono nel battito di pochi istanti. E' il segno della resa alla ricerca di un limite che per una domenica tale rimane, di un limite raggiunto mai. Resta solo il timbro di un campione che riscrive la storia.