L'ha aspettato, l'ha sfidato, l'ha stuzzicato, l'ha battuto. All'ultima curva, sull'ultimo metro. Alex Rins vince d'intelligenza, non cade nelle trappole di Marquez che vorrebbe lasciarlo davanti a tirare. Ne intuisce il gioco, e gli rovina i piani. Sta lì sornione, felino, pronto all'ultimo scatto, all'estremo tentativo di stupire. Vince in volata, regala alla Suzuki una domenica di gloria, lascia a Marquez l'amarezza del secondo posto dietro un avversario che per una volta ha giocato meglio al suo stesso gioco. Rins vince la seconda gara dell'anno, Marquez perde la seconda al fotofinish ma allunga nel Mondiale, sale a 250 punti, 78 in più di Andrea Dovizioso, che cade subito: incidente con Quartararo, verrà portato in ospedale per forti dolori all'anca. Dietro le Yamaha con Vinales sul podio, terzo davanti a Rossi che scatta bene ma si perde presto.

Quartararo-Dovizioso, che spavento

Ci si aspettava il sacro fuoco della competizione nella casa del motorsport. Invece il primo fuoco è quello della Ducati di Dovizioso che striscia verso la ghiaia. La sua gara finisce prima ancora di cominciare. Si fa male Quartararo, coinvolto nell'incidente, che nel weekend ha mostrato un passo al livello di Marquez (il primo posto nel warm-up suggeriva un evidente ottimismo. Dovizioso viene issato in barella verso le protezioni e fa capire ai medici di sentire dolore alla schiena. Il pilota italiano avrebbe anche sofferto una temporanea perdita di memoria, fanno sapere dal centro medico. Avverte un forte dolore alle anche, per questo viene portato in elicottero all'ospedale di Coventry dove si sottoporrà a una TAC. Le prime analisi, comunque, escludono conseguenze preoccupanti.

Yamaha, piccoli segnali di crescita

Valentino, partito per niente male, prova ad agganciare Marquez che spinge per creare un buco ma "shakera", sbanda un paio di volte. Si agita, magari urla dentro il casco, il Marc-attack in versione twist and shout. Rossi però si stacca, passato anche da Rins, bravo a restare attaccato alla Honda, a conferma di una Suzuki anche migliore della Yamaha M1 sempre in cerca d'autore. Dopo i primi giri, infatti, Rossi incassa un distacco di cinque, sei decimi in un paio di passaggi e gli scivola dietro. Finirà quarto, dietro il compagno di squadra Vinales. Segnali di crescita, piccoli cambiamenti di corso. Ieri, ha raccontato Rossi, hanno cambiato qualcosa nella distribuzione dei pesi sulla sua moto, per consentirgli una maggiore efficienza in staccata. Il team, raccontava, "sta iniziando a lavorare su delle cose intelligenti: sull'accelerazione, sull'elettronica per gestire la gomma. Tutte cose che io chiedo da due anni e mezzo, ma su cui non avevo mai avuto una risposta prima degli ultimi mesi. Magari riusciamo a migliorare e ad essere competitivi sia alla fine di quest'anno che l'anno prossimo".

Rins, capolavoro d'intelligenza

Eccezionale, ma non stupisce, il lavoro di Honda (e nel corso del weekend di Ducati). La possibilità di sfruttare meglio la trazione fa la differenza  rispetto alla Suzuki, pur notevolissima per telaio e ciclistica. Rins  esalta le caratteristiche e le linee, può frenare con la moto inclinata ma in uscita continua a perdere, inevitabilmente. Perché per inseguire un avversario con un motore più potente, Rins non può far altro che rischiare al massimo in frenata, unico fattore che gli può consentire di guadagnare qualcosa, ma poi è più brusco nel momento di riprendere il gas in curva.

Di conseguenza, anche la gomma anteriore si consuma più velocemente. Si studiano, si sfidano come due ciclisti gregari in fuga mentre la canzone va avanti sempre più affondata nell'aria. Rins lo attacca all'esterno, Marquez non si difende, gli si mette dietro come a lasciarlo tirare. Rins a sua volta non spinge, e restituisce al campione del mondo la responsabilità di mettersi avanti. Sembra un po' una ripetizione di quanto successo con Rossi nelle qualifiche. "C'è stata molta strategia, perché nessuno voleva andare davanti" ha commentato Valentino, che ha visto Marquez vistosamente rallentare proprio per evitare di fargli da traino.

Non spingono Intanto dietro galleggia in un'anonima decima posizione Petrucci, che non capiva ieri perché la sua Ducati si trasformasse come rendimento dalla mattina al pomeriggio, mentre Morbidelli si mantiene costante su una quinta posizione che ne rinforza ambizioni di una parte finale di stagione in fase ascendente.

In una gara complessa, in un circuito in cui servono pulizia e velocità, freno e motore, in cui un errore può costare tanto, Zarco perde l'anteriore e finisce per speronare un Oliveira senza colpe quando mancano undici giri alla fine. L'incidente non ha conseguenze disciplinari.

Dopo la parentesi prima di scollinare oltre la prima metà di gara, Marquez si rimette ad affondare a tutta, ad abbassare il ritmo di gara. Quel che spicca, però, è il modo in cui Rins riesca a francobollare lo spagnolo, a muoversi al suo ritmo, ondeggiare al respiro del motore Honda. Pulito nella percorrenza di curva, Rins gioca sui centimetri, quelli risparmiati nell'assenza di correzioni. Non dà l'impressione di spingere a tutta, di tirare la moto oltre i confini stabiliti, anche se si viaggia sul piede dei due minuti netti a giro.

La gara continua sullo stesso tono, sulle insinuanti perfidie, le pronte guittezze di Rins che resta dietro a Marquez per tutta la gara poi lo brucia al fotofinish quando nessuno, nemmeno lo spagnolo, se l'aspettava più.