Il sapore dolce di una domenica bagnata. La domenica di passione, rivincita, gioia del Dovi. Una gara di coraggio e intelligenza, un duello finale, lunghissimo, bellissimo con Marquez, con l'uomo di casa. Uno, pilota Honda, proprietaria del Twin Ring, controllato in curva, razionale, fino all'imbarcata dell'ultimo giro, all'ultima curva si butta nello spazio dove lo spazio non c'è. L'altro, che per sei giri sotto il diluvio gli resta attaccato, ricama l'attesa, disegna una danza di attacchi sottili, due stilettate sotto al ponte, una presenza che non si stacca, e poi via, a quattro curve dalla fine, per riprendersi quel che Marquez gli aveva tolto l'anno scorso e volare verso un sogno. Cambia l'ordine dei fattori rispetto a dodici mesi fa, stavolta vince Dovi davanti a Marquez, e il risultato, altro che proprietà commutativa, sì che cambia.

 Il Mondiale.

Il duello intriso di rispetto, vedere per credere l'abbraccio finale, illumina e infuoca la corsa al Mondiale a tre gare dalla fine. Undici i punti che li separano, in quello che ormai è un discorso a due. Sembrano anche più pesanti i 30 punti di distacco di un Vinales sempre più sfiduciato, che ha ammesso prima della gara di non sentirsi in grado di lottare per il titolo con la Yamaha di oggi. Fuori gioco Pedrosa, che cade sul circuito dove ha vinto più di tutti, e Rossi, anche lui triste, solitario e infangato dopo la caduta alla curva 8 come nelle prove.

Buono lo spunto di Espargaro.

Parte benissimo Espargaro da dietro, Petrucci gira davanti a Zarco, che qui vinse nel 2015 sotto la pioggia ma si brucia la seconda pole della stagione. Petrucci ha rischiato la extrasoft da bagnato al posteriore, mentre gli altri top su un asfalto che consente molto grup anche sul bagnato hanno scelto le soft. Una mescola che Yamaha ha scelto di ritirare tra le scelte possibili all'anteriore dopo i problemi di rottura del collaudatore sofferti dal collaudatore Katsuyuki Nakasuga.

Lorenzo, subito problemi.

Voleva la pioggia, Lorenzo, dopo le qualifiche "miste" e un weekend senza girare mai sull'asciutto. "Se domani dovesse piovere, credo che possiamo essere tra i più veloci in gara, ma tutto dipenderà dalla quantità d'acqua che c'è sull'asfalto. Inoltre sarà importante gestire gli pneumatici" ha spiegato. E all'inizio Lorenzo, che dall'arrivo  in Ducati è migliorato di molto sotto la pioggia, allunga a mo' di motoscafo.

Paga eccome la diversa scelta delle gomme in avvio per Petrucci che infila la Ducati ufficiale e dà anche un secondo a Lorenzo al primo giro da battistrada. Ma l'intensità della pioggia che aumenta non aiuta certo chi viene dietro e si ritrova l'orizzonte ottico annegato dalla scia inzuppata. E proprio Lorenzo, che qui ha il record di pole e ha vinto tre volte, continua ad avere crescenti problemi con la visiera mentre Crutchlow cade alla curva 7, centro di una successione di tre pieghe abbastanza veloci in leggera discesa (6-7-8) da raccordare con la necessità di trovare grande bilanciamento.

Cade Rossi: addio Mondiale.

Proprio poco più avanti alla 8, vanno in terra e annegano anche le speranze mondiali di Valentino Rossi. Il Dottore cade dove già aveva sbagliato ieri in una qualifica segnata dall'errore strategico di provare le slick in Q2 e dalla sfiducia per una moto che fa tanta, troppa fatica, sulla pista di casa Honda. Sempre gli stessi problemi, mugugna uno sconsolato Rossi, inviluppato in un weekend "della marmotta", ogni giorno uguale all'altro senza che i problemi di aderenza siano risolti.

L'attacco di Marquez.

Marquez, che qui l'anno scorso ha festeggiato la certezza del primo titolo, aspetta sornione, sorveglia, lascia sfogare poi, quando di giri ne mancano 17, suona la carica. Fra terzo e quarto settore riprende mezzo secondo su Petrucci, che probabilmente amministra non avendo riferimenti visivi, visto che la più morbida delle mescole inizia a degradare in maniera più evidente dopo una quindicina di passaggi fra terzo e quarto settore, e sugli stessi tempi dietro gira Dovizioso. E' anche vero, però, che Petrucci è uno dei piloti che stressa di più la gomma posteriore, uno stile che potrebbe accelerare il consumo.

Così il vantaggio si azzera e il gruppetto di quattro davanti si compatta. Le due Ducati, più guidabili del recente passato, incassano però sei decimi nel terzo settore da un Marquez che in curva fa meno strada, cerca la corda presto. Petrucci, che sbandiera da destra a sinistra, perde terreno e deve guardarsi da Zarco, che col suo stile dolcissimo di guida un anno fa spiccava meno di Rins. Ma in classe regina, nonostante i progressi per la nuova carena Suzuki introdotta a Motegi, la storia è più che mai diversa.

Il passo veloce che Ducati ha mantenuto per tutto il weekend, la facilità di generare trazione, quando il gioco si fa durissimo fa la differenza. Petrucci, adesso sì anche per degrado delle gomme, per quel tentativo di stupire buono per la prima metà gara, viene fuori come l'asso nella manica, come il jolly per fare il vuoto e tenere la concorrenza dietro, sfumata nella scia annebbiata di pioggia.

Duello rusticano.

Così, il diciannovesimo capitolo del Motomondiale sul Twin Ring, si accende del fuoco della passione, del duello Marquez-Dovizioso. Sembra alle corde il Samurai Ducati che stampa un gran giro quando ne mancano sei all'arrivo, e scrive la storia. L'abbraccio in rosso a fine gara diventa un unico respiro collettivo, quel respiro rapito e trattenuto in quegli ultimi sei giri da condottieri abituati al ruolo di nocchieri in gran tempesta. Uno spettacolo antico e moderno, di scintillante bellezza, di lucida follia, di volontà di precisione e umane imperfezioni. Un duello che vorresti finisse presto e insieme che durasse a molto a lungo, ancora. E il mare grigio, con Petrucci ad amministrare il podio, a guardarlo bene diventa più azzurro che mai.