Lascia i fuochi, lo spettacolo, la velocità che attira la fantasia negli ultimi giri. Andrea Dovizioso, secondo negli ultimi tre anni, finalmente trionfa a Losail. illumina le ultime curve, su una Ducati tutta fisico e velocità. scintillante bellezza, fosforo e fantasia, con un duello splendido con Marquez. Splendido anche l'incrocio all'ultima frenata prima del volo lungo il rettilineo finale. Si prende la nona vittoria nella classe regina, aggancia Capirossi al quarto posto fra gli italiani più vincenti in MotoGP o 500. Splendido terzo, solito "animale da gara" e da competizione, Valentino Rossi, che festeggia il rinnovo fino al 2020 con il podio numero 192 nella classe regina.

Gli ultimi giri

E' una gara che, come da programma, si racconta dalla fine, dagli ultimi cinque giri. Dovizioso tira una staccata di quelle speciali, con Marquez dietro. Infilano Zarco, che ha controllato la gara fino a quel momento con ritmi anche più lenti del warm-up in avvio e tempi stabili poi sull'1.55.6, 1.55.7.

Zarco, autore del nuovo record della pista in qualifica, col telaio 2016 prova la stessa tattica dell'anno scorso, è rimasto a danzare davanti a tutti per i primi giri con qualche perdita di troppo nel controllo delle linee nelle prime curve. Il francese esce più forte di tutti dall'ultima curva, sul rettilineo di arrivo. Questa pista, evidentemente, gli piace eccome. I ritmi restano controllati, l'efficacia in frenata è davvero notevole. Ha tirato troppo però all'inizio, e a quattro giri dalla fine incassa anche l'attacco di Crutchlow.

Dovizioso prende un decimo di margine su Marquez, per i fuochi d'artificio che Dovizioso riserva per i giri che pesano di più. E' più rotondo nella gestione della moto in curva, lascia allo spagnolo la traiettoria meno vantaggiosa all'ultima staccata. Marquez lo sa che Dovizioso sta per incrociare e passarlo di nuovo, ma ci prova lo stesso, è la natura e l'istinto del pilota che cerca lo spazio anche dove lo spazio non c'è, che vive e muore per ogni metro di pista da conquistare. E Dovizioso lo infila di nuovo, poi vola, verso la vittoria che alza il sipario su una stagione speciale.

La gara di Rossi

Rossi,che partiva ottavo come nel 2015, e allora vinse firmando la più imponente delle rimonte nella storia di questo gran premio, dà l'impressione di aver trovato un buon compromesso con le gomme, anche se si diceva molto preoccupato della loro gestione negli ultimi giri della corsa. La sera, spiegava già dopo le libere, riesce a essere più veloce perché ha meno problemi con la gomma davanti. Così, il primo attacco su Marquez alla curva 5 è l'artigliata del campione. E il tempo prende velocità.

"Potrebbero andare tutti più forte, ma stanno salvaguardando le gomme in vista del finale di gara" commenta il capotecnico Silvano Galbusera.

Ha rinnovato fino al 2020, il Dottore, il pilota più longevo del motociclismo contemporaneo, l’unico ad aver vinto un titolo in tutte le categorie, il primo campione del mondo su due moto diverse. Ha iniziato la stagione numero 23 con la gara numero 366. Grande il feeling con Yamaha, con cui è andato a punti 207 volte con 56 vittorie, 43 secondi posti, 36 terzi, e ha sempre vinto almeno una gara all'anno.

Lo spettacolo del Dovi

Sul giro secco la Ducati, che ha modificato la distribuzione dei pesi portando il pilota più vicino al manubrio rispetto all'anno scorso, ha dimostrato di essere molto veloce. La Desmosedici è una moto molto fisica da guidare e anche Lorenzo ha dovuto un po' cambiare il suo stile per domarla. Ma delude e resta a lungo invischiato a centro gruppo come Pedrosa, anche lui in difficoltà nel controllare l'anteriore della sua Honda. E cade alla curva 4 a dieci giri dalla fine. Appena prima, alla due, era andato lungo Rins, che era sesto dopo aver festeggiato il miglior piazzamento in qualifica al 14mo GP nella classe regina in carriera.

La Ducati lavora in maniera differente rispetto alle altre moto all'anteriore, Dovi inizia piano, non spinge a tutta nei primi passaggi, conserva le gomme con la certezza che il suo stile di guida potrebbe favorirlo negli ultimi giri della gara.

Ha scelto anche lui la configurazione meno complessa, senza alette, che hanno creato qualche problema a centro curva. Con una staccatona alla prima frenata, quando di giri ne mancano 15, ne infila due, Petrucci e Crutchlow: la battaglia comincia. Attacca poi Rossi, passa Marquez, si pianta al secondo posto e sta lì, e marca Zarco, anche se la sensazione è che un po' a tutti stia bene lasciare a lui il compito di tenere l'andatura.

Due volte attacca e passa Marquez, Dovizioso, alla prima curva, chiara misura di un motore che garantisce alla Ducati un prezioso vantaggio competitivo in rettilineo.

Il duello con Marquez

Marquez, in condizioni uniche che rendono qeusto gran premio comunque meno indicativo per quel che sarà il resto della stagione, ha beneficiato del motore Honda evoluto e vicino alla Ducati in termini di pura potenza. Marca stretto Zarco, con una Ducati che, spiegava venerdì, ha meno wheelspin, si muove meno, anche se c'è ancora da lavorare a livello di telaio. Primo nel warm-up, ha cambiato in extremis la scelta delle gome e montato una media davanti con una soft dietro: inizialmente aveva pensato alla dura all'anteriore. E fino all'ultimo, da macchina da gara qual è, sorveglia, controlla, senza sbavature, senza colpi di testa, senza concessioni all'improvvisazione. Pura efficacia, fino all'inutile, ultimo e generoso tentativo di scardinare le certezze del Dovizioso trionfatore.

Vinales, rimonta d'orgoglio

Deluso per tutto il weekend Maverick Vinales, che è tornato a sperimentare gli stessi problemi dei test di due settimane fa. Manca grip al posteriore, l'elettronica non va come dovrebbe, nonostante giri con un telaio 2016 modificato, lo stesso che usa il poleman. Si sblocca solo dopo una decina di giri, dopo esser stato a lungo dietro anche al debuttante Morbidelli. E rimonta, risale, fino a un insperato sesto posto, a un duello con Petrucci che monta la soft anche all'anteriore, sceglie una mappatura più dolce in cui si ammorbidisce anche il freno motore e si rischia meno che la moto possa andare di traverso a centro curva. Chiude con un sesto posto che è di certo più di quanto si sarebbe aspettato viste le premesse. Ma una gara, soprattutto questa che per molte ragioni è diversa da tutte, non basta a definire storie e gerarchie. Ma basta a regalare all'Italia una domenica di gioia e di riscossa.