Vince la prima e vince l'ultima, Andrea Dovizioso, al dodicesimo successo in top class. Apre e chiude la stagione, centra la prima vittoria Ducati a Valencia dal 2008. Vince di intelligenza, in una gara divisa in due tempi per la pioggia. Festeggia anche Rins, che ha guidato da leader e completa il record stagionale di podi della Suzuki, scegliendo di ripartire con la media dopo la sosta. Bene Pirro, quarto dietro Espargaro al primo podio in carriera in MotoGP. Fa il possibile con l'orgoglio del campione Valentino Rossi, che però dopo Sepang scivola ancora. Quinto Dani Pedrosa, leggenda del motorsport al passo d'addio in MotoGP.

Sicurezza e protezione

Torna il dilemma fra sicurezza e fascino del motorsport come regno del pericolo ad alta velocità. La gara si spezza in due tempi per la pioggia dopo 13 giri, anche se i più delusi avrebbero voluto che si fermasse molto prima visto il diluvio. L'asfalto di Valencia drena bene anche se tarda un po' ad asciugarsi, e sarebbe auspicabile che a Silverstone venissero da queste parti a capire come si mette su una pista con queste caratteristiche dopo la gara annullata di quest'anno per l'assoluta e incomprensibile impermeabilità dell'asfalto.

Rins, notevole anche in qualifica con la morbida nuova al posteriore, fotocopia i tempi di Dovizioso alla ripartenza. Quarto l'anno scorso a Valencia a chiudere la sua prima stagione in MotoGP, era il suo miglior risultato in classe regina prima dei quattro podi di quest'anno, non riesce a chiudere sull'attacco di Valentino Rossi, che abbassa il ritmo prima di entrare deciso e sfruttare il feeling accresciuto sul bagnato.

La prima sospensione

La pioggia arriva in maniera decisa al dodicesimo giro, quando cadono Vinales, Morbidelli e Smith, ma che le condizioni fossero difficili era chiaro già dalla scivolata di Pol Espargaro sulla KTM che dall'anno prossimo beneficierà dell'esperienza come collaudatore di Dani Pedrosa. Lo spagnolo, tre volte campione del mondo e altrettante vice-campione, con gli stessi successi nel Motomondiale di Mick Doohan, terzo all-time per podi dietro Giacomo Agostini e Rossi, non lotta con così tanta verve per difendersi dall'ottimo Pirro, wild card da applausi, nella parte finale di una gara complicata: difficile comunque chiedersi qualcosa di meglio, qualcosa di più.

La caduta di Rossi

Alla ripartenza, chi ha risparmiato durante il weekend tende a scegliere una gomma nuova come Andrea Dovizioso che ha una soft nuova. Il passaggio tra la soft e la media si fa sentire più al posteriore che davanti, dove il salto di mescola non è così determinante e dipende più dal feeling del pilota. La pioggia già forte all'inizio della gara della Moto2 convince la Yamaha a partire, per la prima parte della corsa, con l'assetto della seconda sessione di libere anche se Maverick Vinales conferma di non trovarsi bene sul bagnato.

A sei giri dalla fine torna a diluviare, e la curva 12 torna trappola, stavolta per Alvaro Bautista e Valentino Rossi, alla seconda "ferita" consecutiva dopo la Malesia. Si formano dei rivoli d'acqua quando inizia la pendenza e si finisce giù con preoccupante facilità. Le gomme da bagnato garantiscono presa finché non si crea uno strato d'acqua sotto ma su una pista in cui comunque si arriva ai 300 kmh in rettilineo la questione dell'incolumità dei piloti si pone eccome. Gli organizzatori dicono che a questo punto basterebbe completare i tre quarti di questa parte di gara, e arrivare dunque ai 23 totali, per assegnare il punteggio pieno.

Scivola Marquez prima della bandiera rossa

Marquez, che ha dato un secondo a tutti sul bagnato estremo nel warm up girando sul 40 basso, sceglie di partire con la media davanti e dietro, una scelta da pochi condivisa.  Ma il Cabroncito viene viene catapultato fuori dalla Honda in percorrenza alla curva 9 per aqua-planing, anche se senza gravi conseguenze per la spalla. “Dopo Motegi la spalla non è al massimo” ha detto ieri dopo la caduta. “Ho avuto sfortuna perché sono caduto al primo giro anche se non stavo spingendo perché non avevo molta fiducia. Il dolore era molto forte, ma sono voluto tornare in moto per cercare di ottenere un buon piazzamento in griglia. Il problema principale è che sono caduto con la moto numero uno”.

Dovizioso migliora il feeling con la Desmosedici, che invece sorprendentemente basso ieri nella giornata più piovosa del weekend, in condizioni teoricamente favorevoli. "Dovi", comunque incoraggiante in termini di velocità già dalle libere, ha fatto fatica nelle libere a tenere in termini di passo e stabilità al posteriore. Evidentemente il team ha lavorato bene per risistemare una moto su cui gli interventi principali nel corso della stagione si sono concentrati nel miglioramento del comportamento sull'asciutto.

Prima di Marquez, cadono Petrucci poi Espargaro, che in un momento favorevole tenta all'esterno un sorpasso impossibile a Marquez. Rossi, che sperava nel bagnato anche estremo dopo i riferimenti delle libere del venerdì, gira un secondo meglio di Rins e Dovizioso mentre la pista, dopo 8 giri, inizia a farsi estremamente insidiosa perché il temporale aumenta di intensità.

Miller sbotta: Perché non hanno sospeso prima?

"In caso di bagnato, la gara ha più variabili aperte" diceva ieri. "Partendo così indietro nei primi giri sarà difficile, perché non si vede troppo davanti. Però l'importante con 27 giri è riuscire a trovare un buon passo e migliorare". Profezia che facilmente finisce per avverarsi. L'evolversi delle condizioni, il diluvio così forte porta Davide Tardozzi, team manager Ducati, a dichiarare a Sky: "Bisogna stare tranquilli, ma credo che a un certo punto sarà opportuno fermare la gara". Tra la curva 8 e la 9 scivolano anche Vinales e Morbidelli, e a questo punto diversi team spingono per bloccare la gara.

Decisione inevitabile al giro 15, quando non si sono raggiunti i tre quarti della distanza complessiva. Così, verrebbero assegnati meno punti. "Perché non hanno fermato prima?" sbotta un furioso Jack Miller, già dopo tre giri non si poteva correre. La decisione di fermarla prima sarebbe stata ancor più condivisibile, al di là della prudenza, per una gara che nella sostanza non conta più nulla per i titoli mondiali, piloti e costruttori, già assegnati.

Come da regolamento, però, visto che le condizioni lo permettono, si completa un "secondo atto", una sorta di gara sprint da 14 giri. E Dovizioso canta sotto la pioggia.