Ayrton Senna – Getty Images
in foto: Ayrton Senna – Getty Images

Sono passati 23 anni dalla morte di Ayrton Senna, ma la tragedia che colpì il pilota brasiliano è ancora ben impressa nella mente di tutti gli sportivi: era il 1° maggio 1994 quando la Williams del tre volte campione finì fuori alla curva del Tamburello, a causa del cedimento del piantone dello sterzo, urtando il muro. Un incidente che segnò profondamente il mondo della Formula 1, in particolare la sua scuderia, di cui faceva parte anche Adrian Newey, ora passato alla Red Bull.

Il ricordo dell'ingegnere britannico

Newey, da sempre definito un genio dell'aerodinamica, all'epoca dell'incidente era al vertice del reparto design della Williams e, in seguito all'incidente, finì anche sotto processo per aver costruito una vettura pericolosa, o comunque sistemata dopo alcune richieste da parte del pilota, in maniera non conforme. Un episodio che ha segnato in maniera profonda l'ingegnere che, nella sua autobiografia, intitolata "How to build a car", è tornato a parlare dell'episodio.

Al di là dell'ipotesi che l'incidente sia stato causato dalla rottura del piantone dello sterzo, non si può negare che sulla FW16 ci fosse una componente sbagliata che non avrebbe mai dovuto essere lasciata in sede. E mi rammarica essere stato uno dei senior officer nel gruppo di progettazione di una monoposto che ha ucciso un grande uomo – si legge nel libro -. Sono stato io ad aver scombinato l'aerodinamica del veicolo. Ho riportato l'utilizzo delle sospensioni passive e disegnato una monoposto instabile, e lui ha dovuto compensare le mancanze del mezzo. Anche se non avesse forato, prendere l'interno e dunque una traiettoria veloce ma sconnessa, sarebbe stato difficile pure per uno come lui considerate le problematiche dell'auto. Per questo mi sento in parte responsabile del suo decesso, anche se non colpevole.

Secondo Newey, dunque, la responsabilità fu in parte sua per avere progettato una macchina al limite della guidabilità, fin troppo complicata anche per un pilota della caratura di Ayrton Senna. Il processo che si svolse in seguito alla morte del brasiliano ha assolto sia l'ingegnere, attualmente in Red Bull sia Frank Williams. La Corte di Cassazione ha invece sentenziato, nel 2005, il "non luogo a procedere" per la richiesta di assoluzione rivolta al direttore tecnico del team Patrick Head, in quanto egli, già riconosciuto colpevole di omicidio colposo, non era condannabile essendosi estinto il reato per prescrizione.