Romano Fenati al box insieme al capotecnico del team Snipers Mirko Checchini / Twitter
in foto: Romano Fenati al box insieme al capotecnico del team Snipers Mirko Checchini / Twitter

Primo giorno di test 2019 a Jerez per le classi minori del Motomondiale e nuovo inizio per Romano Fenati. Scontata la squalifica inflitta dalla Federazione Internazionale del Motociclismo per aver pinzato la leva del freno del rivale Stefano Manzi nel Gp di Misano della Moto2 dello scorso anno, il pilota ascolano è tornato in sella questa mattina, nuovamente al via della classe Moto3 lasciata alla fine del 2017, ma con un nuovo numero, il 55.

Il nuovo 55 sulla carena

Come mai? Il mio 5 era già preso (da Jaume Masia, ndr) ma non importa” ha spiegato Fenati. Come nel 2012, Fenati indossa un casco bianco ed è in sella a una Honda. “Cosa cambia rispetto alla FTR dell’esordio? La differenza è evidente però andiamo più o meno sempre uguale, e i tempi si sono abbassati di poco. Dicono che il problema siano le gomme, qualcuno aggiunge che lo sviluppo tecnico serva a poco. Però sono cambiate parecchie cose – ha raccontato a Motosprint. Non cambia però il suo approccio così come la decisione di evitare ogni contatto con Manzi: “Se gli dirò qualcosa? Niente, purtroppo è il mio carattere che non cambierà, io sono all’antica. Non gli parlo altrimenti potrei fare danni: non è proprio il mio tipo e a me piace la nobile arte (la boxe) ma non la uso”.

“Contento, ma con un po’ meno passione”

A rimettere Fenati in moto è il team Snipers, la stessa squadra che dopo il fattaccio di Misano lo aveva licenziato. “Quelli che continuano a credere in me sono pochi. Sono pochi ma buoni”. Con il team “non ci siamo mai persi di vista, siamo sempre rimasti in contatto e abbiamo lavorato di comune accordo; magari sotto traccia, lontano dai media ma il contatto non si è mai interrotto. Questo mi ha aiutato molto. Gli devo tanto”.

Quando gli è stato poi chiesto dei nuovi rivali, il 23enne di Ascoli Piceno ha ammesso di non conoscere praticamente nessuno. “Sono un ripetente, più avanti con gli anni rispetto a quelli della mia classe. Sinceramente non so chi sia pericoloso, di sicuro Can Oncu mi ha fatto una grande impressione con la vittoria a Valencia nel giorno del suo debutto nel Mondiale. Potrebbe essere uno da tenere d’occhio per la grinta e le sue doti sul bagnato. Poi c’è il mio compagno di squadra Tony Arbolino, ma devo essere sincero: la Moto3 non l’ho seguita tanto perché lo scorso anno correvo in Moto2. Se penso a un futuro in MotoGP? Dipende. Era in effetti uno degli obiettivi che mi ero prefissato ma adesso sono cambiato molto e metto meno la moto al centro di tutto. La passione, un po’, è andata via. Ho detto più volte che si può anche tornare nella ferramenta di famiglia”.