Sebastian Vettel – LaPresse
in foto: Sebastian Vettel – LaPresse

Due vittorie nelle prime due gare, i sogni di gloria che sembrano finalmente poter diventare realtà, poi il blackout che è costato la testa della classifica e un ritardo di 17 punti dal leader del mondiale, il grande rivale Lewis Hamilton: Sebastian Vettel, con quella spagnola, ha chiuso la terza gara consecutiva fuori dal podio dando segnali piuttosto precisi di un periodo non certo brillante. Il cambio di gomme, imposto dalla Pirelli che ha modificato il battistrada di 0,4 millimetri, ha sicuramente sfavorito la Ferrari più di altre squadre, ma se questa scusante può valere per la gara del Montmeló, lo stesso non si può dire per le due gare precedenti, chiuse lontano dalla top 3.

Errori, sfortuna e l'incapacità di essere ragioniere

Ogni gara è una storia a se, ma analizzando ogni singola corsa è evidente come il tedesco – e di conseguenza la Rossa – non stiano attraversando il loro miglior momento. Se in Cina la colpa di un piazzamento deludente deve ascriversi quasi interamente a Verstappen, c'è anche da sottolineare come difficilmente il pilota del Cavallino sarebbe riuscito ad arrivare a podio: la rincorsa delle Red Bull era inarrestabile, favorita dalla strategia, e come ammesso anche dal tedesco a perdere di più è stato proprio l'olandese che si è privato di un podio certo. A Baku, invece, l'errore è stato tutto del tedesco: un eccesso di generosità, forse anche una mossa obbligata per difendersi da Hamilton, ma non sempre l'attacco è la miglior difesa. Lungo in curva 1 dopo la ripartenza dietro la safety car e quarto posto grazie anche alla foratura di Bottas. In Spagna, poi, non c'è stata storia: la Mercedes ha imposto il proprio ritmo e Vettel ha cercato di limitare i danni anche se era legittimo aspettarsi un podio.

Il contatto tra Verstappen e Vettel – LaPresse
in foto: Il contatto tra Verstappen e Vettel – LaPresse

Hamilton e Vettel, due filosofie a confronto

Due vittorie, esattamente come il leader Hamilton. Il tedesco ha piazzato la zampata vincente in Australia e Bahrain, l'inglese in Azerbaijan e Spagna: la differenza fondamentale, però, sta nei piazzamenti con il tedesco che, quando non ha vinto ha conquistato un doppio quarto posto e un ottavo mentre il campione del mondo è rimasto lontano dal podio – e dai guai – in una sola occasione – a Shanghai –  prendendosi comunque il secondo posto a Melbourne e il terzo nella gara di Manama. E' questa la prima differenza tra i due, quella che ha permesso a Hamilton di ritrovarsi in testa al mondiale pur non facendo nulla di eccezionale: l'inglese ha dimostrato, più che mai in questo inizio di campionato, che i mondiali si vincono limitando i danni quando non è possibile ottenere il massimo, calcolando ogni singola mossa per arrivare al massimo risultato ottenibile. All or nothing, come direbbero gli anglosassoni, è invece la filosofia di Vettel che ha dimostrato, soprattutto a Baku, di agire ancora di pancia, spinto dal desiderio di ottenere sempre il massimo risultato; chi troppo vuole nulla stringe, recita il detto. Una massima che Hamilton ha dimostrato di aver imparato meglio rispetto al pilota della Ferrari.