Opel respinge le accuse delle autorità tedesche. Dopo le perquisizioni di ieri nel quartier generale di Rüsselsheim, vicino a Francoforte, e nell’impianto produttivo di Kaiserslautern, in Renania-Palatinato, il marchio entrato da pochi mesi nel gruppo francese Peugeot-Citroen si oppone alle accuse della Motorizzazione federale (Kba) di utilizzare dispositivi per il controllo delle emissioni su circa 100mila vetture diesel prodotte tra il 2012 e il  2017.

Opel respinge le accuse

I nostri veicoli rispettano le normative vigenti – dice Opel -, come abbiamo affermato con chiarezza di fronte al Kraftfahrtbundesamt (KBA, la Motorizzazione gederale,ndr) durante l’udienza in corso. Il procedimento non si è ancora concluso, ma le ragioni del suo ritardo non possono esserci imputate”. Opel, che ha già chiarito ieri la disponibilità a cooperare alle indagini, passa la contrattacco. “Se verrà emessa un’ordinanza – assicura la casa francese -, ricorreremo alle vie legali per difenderci”. Riguardo ai richiami, Opel non ha nulla da rimproverarsi: “Tra il febbraio del 2017 e l’aprile del 2018 abbiamo avviato una campagna di aggiornamento volontario per i modelli diesel Zafira Tourer (2.0 e 2.6), Cascada (2.0) e la precedente generazione di Insignia (2.0) prodotti tra il 2013 e 2016. Abbiamo fatto tutto il possibile per implementare gli aggiornamenti con tempestività. Non è stato possibile iniziare prima perché la necessaria approvazione del KBA non era stata ancora rilasciata”. Seguono i numeri. “In Germania – prosegue Opel nella nota -, sono stati coinvolti circa 31.200 veicoli. Nel corso del richiamo volontario sono già stati aggiornati oltre 22.000 vetture. Pertanto, nel richiamo annunciato dal ministero, sarebbero coinvolti meno di 9.200 veicoli”.

Audi accetta di pagare 800 mln di multa

Nel frattempo, sempre sul fronte del dieselgate, a fare notizia è anche la mega multa inflitta dal tribunale di Monaco ad Audi. La controllata del gruppo Volkswagen ha accettato di pagare una multa di 800 milioni di euro per chiudere il contenzioso civile nato dopo lo scoppio dello scandalo emissioni legato ai motori diesel V6 e V8 e che, fino ad ora, è costato oltre 27 miliardi di euro al colosso di Wolfsburg. “Audi accetta la sanzione e non presenterà ricorso – precisa la casa dei Quattro anelli in una nota -, ammettendo la propria responsabilità per la deviazione dai requisiti normativi”. Una multa che non riguarda l’indagine penale contro i dirigenti di Audi che ha portato all’arresto, lo scorso giugno, dell’ex amministratore delegato Rupert Stadler. Ammenda che, spiega sempre Audi, avrà un impatto sul bilancio della società e non permetterà il raggiungimento degli obiettivi finanziari previsti per il 2018.