La Ferrari torna ad avere dei punti di domanda dopo un weekend che aveva offerto solo certezze. E così è stato per 46 giri su 57. Poi si pianta l'ERS sulla vettura di Leclerc, bravo e velocissimo fino a quel momento. In uno dei peggiori circuiti in cui puoi trovarti a guidare senza la potenza extra della parte ibrida, sfuma così una vittoria che sarebbe stata meritatissima. Vince Hamilton davanti a Bottas e Leclerc. Verstappen chiude davanti a Vettel, quinto. La sua gara la rovina nel duello al 38° giro con Hamilton: va in testacoda poi gli salta l'ala anteriore in rettilineo. Discutibile la scelta di far rientrare la safety car, con il gruppo non compattato, a poche centinaia di metri dall'arrivo lasciando ai piloti l'ultimo sprint.

Ferrari, ancora domande

Vettel che si gira in testacoda e perde l'ala anteriore mentre la vettura vibra ma in assenza di contatti, Leclerc condizionato dal guasto. Se in Australia erano mancate le prestazioni, a Sakhir è mancata l'affidabilità. La seconda doppietta Mercedes del Mondiale matura in condizioni diverse rispetto al primo gran premio della stagione. Ma la Ferrari, la scuderia più vincente in Bahrain, chiude il gran premio numero 999 della storia della Formula 1 con l'amarezza per quel che avrebbe potuto essere e non è stato. Così, le prestazioni solide con le gomme soft, i ritmi migliori con le mescole medie mentre Hamilton nello stint centrale non riusciva a tenere il ritmo con le rosse, contribuiscono solo ad alimentare una grande illusione. Una speranza che si scioglie in un rosso opaco anche sotto le luci artificiali. Anche l'esultanza di Toto Wolff è moderata, tutt'altro che convinta. "Charles è stato sfortunatissimo, ha fatto una grandissima gara" dice Hamilton a caldo via radio. Sa di aver trovato un avversario che oggi è stato migliore della macchina che ha avuto da guidare. Mentre da Vettel si può, si deve, pretendere di più. Non che vada in testacoda nel momento più infuocato della corsa.

Leclerc, la calma nella tempesta

Anche nella difficoltà, Leclerc mantiene calma e concentrazione. Lui che non vuole dialoghi non essenziali via radio, inizia una serie di scambi più intensa. "Segui le istruzioni sul volante" gli dicono. "Oh mio dio, ci provo" risponde. Compare la scritta "Fail B", che dovrebbe indicargli le cose da fare. E' lo stesso guasto che ebbe Ricciardo a Montecarlo, ma sul toboga monegasco l'effetto è ridottissimo e l'australiano riuscì a vincere. Qui è evidente il gap in accelerazione rispetto ai top driver. Bottas e Verstappen sanno che da dietro possono rientrare, visto che Leclerc ha 14 kmh in meno di velocità di punta in rettifilo. Si prende il terzo posto e il punto in più per il giro più veloce in gara.

Il finale con la safety car, perché Ricciardo e Hulkenberg si fermano per guasti praticamente nello stesso punto e allo stesso momento, è l'ultimo colpo di scena della gara. Ma l'arrivo con la safety car gli consente almeno di salvare il piazzamento sul podio.

Leclerc pattina in partenza, ma si riprende

Leclerc si pianta in partenza, rischia di toccarsi con Vettel in curva 2 come a Melbourne, Bottas lo infila ma la pressione del monegasco alla prima staccata al secondo giro ricostruisce l'uno-due Ferrari in testa al gran premio. Leclerc, che pattina con le gomme nel momento di inserire la seconda marcia al via, ha fatto la differenza nel miglior giro in qualifica nella successione di tre curve veloci (dalla 5 alla 7).

Leclerc continua a guadagnare mezzo settore rispetto a Vettel nel primo settore, dove la Ferrari ha fatto la differenza in tutto il weekend. E conferma come la Ferrari sia anche migliore delle Mercedes nel primo settore, quello più di motore. Le Frecce d'Argento, migliori con le soft nella long run del venerdì, nel weekend hanno ricomposto il gap di velocità con un miglior comportamento in curva. Il monegasco ha meno problemi di Vettel anche nell'affrontare la prima curva. Nonostante il vento, che superava i 14 kmh nei minuti immediatamente prima della partenza, e la scia che potrebbe disturbarlo, Leclerc mantiene una guida più pulita. Il sorpasso di forza e di potenza lascerebbe pensare all'assenza di ordini di scuderia, e alla seconda gara del Mondiale sarebbe più che plausibile, e a una differenziazione delle strategie con Vettel che non ha treni di gomme rosse nuove.

Strategie diverse

Il vento porta sabbia, rende indecifrabili le condizioni della pista e il comportamento delle macchine. Si ferma Raikkonen, che sceglie le medie, rientrano Albon e Gasly, che virano sulle soft. Il francese però viene infilato troppo facilmente. E' ancora decisamente a disagio sulla Red Bull. "Dall'inizio del fine settimana abbiamo sofferto con il posteriore della vettura, è instabile e non siamo riusciti a sistemare le cose" ha detto dopo le qualifiche. Si ferma dopo 12 giri Verstappen, e i top driver devono coprire la strategia dell'olandese, che ha rischiato le gomme medie. Al giro 13 richiamano Bottas, al 14 rientrano Leclerc (gialla) e Hamilton, che monta un set di gomme rosse nuove e completa con una mescola più prestazionale l'undercut su Vettel, nonostante il pit stop del tedesco al 15° passaggio.

La differenza di mescole nello stint centrale, soft per il campione del mondo e media per Vettel, crea una differenza di strategie e di atteggiamenti. Leclerc, nonostante abbia una gomma sfavorevole nel confronto con Hamilton, riesce a guadagnare qualche decimo. I giri centrali diventano anche un'occasione preziosa di raccolta informazioni per chi ha scelto le medie, per decidere se rientrare ancora e giocarsi lo sprint finale nell'ultimo stint o restare conservativi e tentare di arrivare al traguardo a rischio di portare le gomme al limite come Vettel l'anno scorso.

Vettel duella con Hamilton, l'ala gli vola via

L'incertezza aumenta perché le informazioni dei long run di venerdì, di giorno e su una pista decisamente più calda, contano fino a un certo punto nel predire il possibile degrado e le prestazioni delle mescole in condizioni molto diverse. La scelta di Hamilton di optare per la rossa non sembra pagare. E' una decisione per certi versi contro-intuitiva, è più frequente vedere i piloti montare la più morbida delle mescole in dotazione negli ultimi giri con la macchina più leggera. Con la pista fredda, il delta di prestazioni tra la soft e la media non si vede. Ma anticipare troppo la seconda sosta sarebbe controproducente con tanti giri da percorrere, per quanto Ricciardo sia riuscito a far durare le soft 24 giri nel primo stint. La difficoltà è nel sorpasso di Vettel che col DRS brucia Hamilton andando poi a frenare dalla parte pulita della pista in curva 5.  Rischiano, attaccano, scodano, si sfidano in un gran premio che diventa acceso, passionale nella Formula 1 trionfo della ragione e dell'ingegneria estrema. Un duello che si ripete, in spazi ancora più stretti, e con un tasso di "cattiveria" sportiva difficilmente incrementabile, al 37° giro: si è fermato prima Vettel, non ha perso la posizione. Il duello si ricrea sempre nello stesso punto. Ma al successivo Hamilton, sempre prendendo prima l'esterno, va di forza per la seconda posizione. Il testacoda di Vettel, film già visto, lo costringe a fermarsi perché in rettilineo gli salta l'ala anteriore.

La fortuna va

Hamilton via radio ammette i problemi con le gomme. Degradano anche le medie di Bottas, mentre Vettel con le gialle tiene un ritmo più alto e costante. Il finlandese della Mercedes è costretto a una gara da comprimario, da dietro si avvicina anche Verstappen che dimostra quanto la Red Bull in gara abbia un passo più sicuro, diverso rispetto a quanto riesce a esprimere sul giro secco in qualifica. E' di nuovo Verstappen a dettare per primo i tempi delle seconde soste. Un po' lento il suo pist stop al 33° giro (gomma media nuova).

Leclerc è concentrato, non vuole troppe comunicazioni via radio. Ma gli servono quando a dieci giri dalla fine gli manca la potenza extra dell'unità MGU-H, la componente ibrida che permette di recuperare l'energia elettrica in accelerazione. Si vede che non ha velocità rispetto a Hamilton che gli brucia sette secondi in tre giri . Al 48° passaggio non può nemmeno difendersi. Gli chiedono di seguire le istruzioni sul volante, ma può solo difendersi con una macchina non più all'altezza delle sue ambizioni. Oggi la Ferrari ha scoperto di che pasta è fatto il monegasco. C'è la pasta del campione.