La Ferrari è costretta a tornare all'antico: nessuna specifica tecnica non rispettata o violazione del regolamento, sotto quel punto di vista la SF90 non ha nessuna pecca. A far discutere, però, è il title sponsor, quel Mission Winnow comparso già lo scorso anno a partire dal GP del Giappone, finito adesso nel mirino della critica con l'accusa di pubblicizzare una azienda tabaccaia, cosa vietata dal regolamento della Formula 1.

Charles Leclerc – Ferrari
in foto: Charles Leclerc – Ferrari

Dopo il caso sollevato dalle autorità australiane, la scuderia di Maranello ha deciso di togliere il nome dello sponsor dal proprio nome ritornando ad essere solo Ferrari. Ma c'è di più visto che, quasi certamente, in Australia il Cavallino si presenterà senza il logo della casa su vetture, tute, pannelli e abbigliamento del personale di pista; una scelta dovuta alla controversia che ha portato addirittura il Codacons a minacciare il sequestro della SF90. Sarà quindi una Ferrari vecchio stile con il ritorno alle tute 2018 antecedenti a Suzuka quando ancora Mission Winnow non aveva fatto la sua comparsa.

La foto di squadra della Ferrari – Foto @Ferrari
in foto: La foto di squadra della Ferrari – Foto @Ferrari

La questione Mission Winnow

Un problema da risolvere il più in fretta possibile per la scuderia italiana; dal 2007, infatti, i severi controlli sulla pubblicità del tabacco in tutto il mondo hanno portato alla graduale rimozione dei marchi dalle vetture di Formula 1 tanto che anche la Ferrari ha formalmente ritirato il logo Marlboro sia sulle vetture che sulle tute dei piloti. Adesso, però, l'accusa sostiene che quello della scuderia italiana sia solo un modo per aggirare il divieto; il nuovo marchio, infatti, a molti ha ricordato proprio quello della Marlboro di qualche anno fa con la lettera "M" a richiamare la nota marca di sigarette. Mission Winnow si difende dichiarando che il loro scopo è proprio quello di pubblicizzare alternative all'uso del tabacco, ma il sospetto di appartenere alla grande famiglia Philip Morris ha messo in allarme le autorità tanto che anche il Codacons, in Italia, ha chiesto di fare chiarezza sulla questione arrivando addirittura a ipotizzare un sequestro della vettura prima della partenza per l'Australia.