"Seb ha fatto una grandissima gara, siamo contenti per lui perché se lo meritava; è una grande iniezione di fiducia" ha sottolineato il team principal Mattia Binotto alla fine del GP di Germania chiuso da Sebastian Vettel al 2° posto – dietro Max Verstappen – dopo essere scattato in ultima posizione. Un risultato che, soprattutto per come è maturato, ha quasi lo stesso peso specifico di una vittoria: il tedesco della Ferrari, davanti al proprio pubblico, ha dimostrato di saper affrontare i fantasmi del passato e di avere ancora il passo per puntare al bersaglio grosso.

Sebastian Vettel – Getty images
in foto: Sebastian Vettel – Getty images

Nervi saldi e zero errori

Il mondiale, al momento, non può essere ancora un obiettivo; troppi gli 84 punti da recuperare alla Mercedes di Lewis Hamilton, incappato in una giornata da dimenticare ma comunque autore della pole position e in grado di guadagnare 2 punti sul suo rivale più vicino, il compagno di squadra Valtteri Bottas, allungando in vetta al mondiale, per sperare di aver riaperto la partita, ma il quattro volte campione ha dimostrato, forse nel weekend più complicato della stagione, di poter ancora essere decisivo. La qualifica del sabato, abbandonata dopo una manciata di minuti per un problema al turbo, avrebbe potuto minare ulteriormente il morale di Vettel, ma il pilota della Ferrari è riuscito a mantenere i nervi saldi evitando di rincorrere in maniera forsennata come già successo in passato e di non incappare in incidenti figli di quella voglia di strafare tipica di chi vuole recuperare a tutti i costi. Ha visto piano piano sbagliare tutti i suoi rivali: Leclerc, Hamilton, Bottas, Hulkenberg, tutti finiti fuori nello stesso tratto di pista, ma lui no riuscendo così a portare a casa il massimo risultato possibile.

L'Ungheria come banco di prova

Una gara, quella di Vettel, che può essere la svolta di una stagione complicata: l'anno scorso a Hockenheim aveva probabilmente detto addio alle sue speranze iridate finendo contro il muro, stavolta, in condizioni di pista anche peggiori, è riuscito dove altri hanno fallito portando a casa un secondo posto figlio di un atteggiamento diverso. La vittoria continua a mancare (adesso sono 19 le gare di digiuno), ma a cambiare è stata la testa: Vettel, nella sua Germania, è apparso più concentrato, meno incline all'errore e soprattutto ha saputo capire quali erano i momenti migliori per attaccare e quando invece temporeggiare, proprio il più grande limite che aveva palesato nell'ultimo anno. Rimane il fatto di non essere riusciti ad approfittare della debacle Mercedes mancando la vittoria, ma in questo momento quei 7 punti in più non avrebbero spostato più di tanto gli equilibri di un campionato che, nonostante la giornata nera delle Frecce d'argento, appare saldamente nelle mani della casa anglo-tedesca. Quello che conta è aver ritrovato Vettel; sarà l'Ungheria a dire se il quattro volte campione del mondo è definitivamente tornato o meno, ma la gara di Hockenheim rappresenta il miglior trampolino di lancio per spiccare il salto nella seconda parte di campionato.