Un pugno di rabbia, per una vittoria di intelligenza e di tenacia. Un finale splendido, una vittoria anche di furbizia contro il più furbo, Marc Marquez. Una gara straordinaria, dopo un Mondiale di battaglie, si ritrovano e il tempo sembra non essere mai passato. Lo spagnolo esce largo prima del rettilineo, Dovizioso incrocia e lancia la volata. La scena non è certo nuova. E' un finale quasi tipico nel duello che accende le ultime stagioni. E' solo un round, ma se questo è l'inizio, con i due separati al traguardo da 23 millesimi, ci sarà da divertirsi. Crutchlow chiude terzo, ma la vera sorpresa è Rins, quarto, che conferma i progressi della Suzuki. Quinto Rossi che chiude il gruppetto di testa.

Gli italiani

Dovizioso galleggia sempre con i primi, e a sette giri dalla fine poi tenta di anticipare tutti e prendere qualche metro di vantaggio. Con l'intelligenza e la velocità nel finale diventa il terzo pilota a vincere a Losail per due volte di fila dopo Valentino Rossi, recordman di podi in Qatar, e Jorge Lorenzo.

Rossi, chiamato a una gara a inseguimento, parte con la media davanti e dietro. Deve pensare a non consumare troppo le gomme, per tutto il weekend ha sofferto di un degrado sorprendentemente rapido all'anteriore. Si era lamentato delle difficoltà sul passo, di questioni aerodinamiche che non sembrano dipendere dal diverso assetto rispetto a Vinales, ma è sempre campione da palcoscenico. Domenica è sempre domenica, e il Dottore cambia volto, cambia ritmo, tira fuori quelle risorse buone per mascherare i problemi del weekend. Rossi parte bene in progressione nei primi giri, rimane attaccato alla coda del serpentone di testa, che procede con costanza sull'1.56 basso, un ritmo non straordinario ma che basta alla distanza a staccare due terzi dei piloti. Nel finale infila anche il sorpasso in spinta su Mir e Petrucci.

Prima non fortunata per Bagnaia che ha perso l'ala superiore destra in un contatto in partenza. La moto scivolava sempre verso sinistra, e l'asimmetria si fa sentire in curva, crea scompensi evidenti nelle frenate forti soprattutto su una Ducati che è una delle moto più sofisticate dal punto di vista della ricerca aerodinamica.

Petrucci, molto convinto della scelta delle gomme soft, tende consumarle molto: l'anno scorso si era trovato spesso con poco grip negli ultimi giri. Rimane un po' bloccato, non riesce a spingere dall'inizio come avrebbe dovuto fare proprio per sfruttare il vantaggio delle mescole più morbide. E alla fine ne paga le conseguenze, infilato con troppa facilità da Valentino.

La gara di Marquez

Sceglie le due medie Marquez che dopo le cadute del weekend non sta benissimo. Vinales, che avrebbe potuto avere anche il passo per la fuga in gara a giudicare dal rendimento delle libere e del warm-up, perde qualche posizione nelle prime curve pur partendo dalla pole position. Non si disunisce lo spagnolo, che si è abituato a grandi rimonte nelle ultime stagioni.

Fino agli ultimi dieci giri, Marquez sembra controllare la situazione e dettare, di fatto, anche per reazione le scelte degli altri nel fitto gruppo di piloti di testa. Si nasconde, aspetta, conserva l'asso nella manica per il finale, il Cabroncito. Altro che Marc-attack.

Partenza accorta

Partono tutti molto accorti. Sarà anche una conseguenza delle lamentele del sabato di Espargaro, e non solo, a proposito della pericolosità della curva 2, la prima a sinistra. "Guidare in queste condizioni è impossibile, molto pericoloso" aveva detto, chiedendo invano di anticipare la partenza del gran premio. "Il vento raffredda molto la gomma, anche se l'asfalto non è così freddo. L'area peggiore è la curva 2, è come andare sul ghiaccio. Non importa quanto tu vada piano in ingresso, devi stare molto attento". Quello è un punto delicato, anche perché arriva dopo la seconda curva più difficile dell’intero Mondiale, come sottolineano i tecnici Brembo: i piloti passano da 350 a 104 kmh in 4,9 secondi nello spazio di 267 metri.

Rins tra i top driver

La Suzuki, grande sorpresa nei test, alimenta le ambizioni di Rins che va ad attaccare Marquez per prendersi il secondo posto e da qui la testa della corsa. I primi girano tutti sul piede dell'1.56 basso, è una gara tattica, di gruppo, condizionata dalla paura di consumare troppo le gomme. I piloti si osservano, si studiano, ma non si scoprono. Rins porta un'ala d'azzurro nel balletto "rosso" di Honda e Ducati.

La Suzuki è cresciuta, è una moto più equilibrata dell'anno scorso. Honda e Ducati, però, hanno un motore ancora superiore. Si intuisce già, come nelle libere e nei test invernali, che sarà un po' diverso dall'anno scorso il duello fra le due moto leader dell'ultima stagione. La rossa di Borgo Panigale non può più contare sul vantaggio in termini di velocità di punta sul dritto, e si vede nel lungo rettilineo finale, d'altra parte però sembra aver colmato quella differenza in ingresso di curva. La Honda di Marquez si conferma velocissima in rettilineo, e se questi sono i primi indizi il Cabroncito potrebbe davvero decollare su circuiti veloci come Austin.

Il finale

Dovizioso cambia marcia a quattro, cinque giri dalla fine. Rins, nel tentativo di stargli dietro, fa fumare le gomme. Deve andare al massimo e spingere il limite un po' più in là. Ma quando gli indugi si rompono e le cautele svaniscono, il gap si vede. Marquez prende la scia, lo infila, si mette dietro Dovizioso a quattro giri dal traguardo. Lo spettacolo, diventa chiaro a tutti, deve ancora cominciare.

Marquez non affonda quando passano per la terzultima volta sul lunghissimo rettilineo finale. Aspetta, Dovizioso nell'ultimo giro quasi lo invita a farsi vedere. Per due volte azzarda la staccata Marquez, per due volte "Dovi" incrocia. E vince alla sua maniera.