Tre gare, due secondi posti, in Texas e Argentina, e un podio mancato in Qatar per appena 280 millesimi, quinto a 6 decimi dal vincitore: Valentino Rossi arriva a Jerez con il 2° posto in classifica piloti e 3 lunghezze di ritardo dal leader iridato Andrea Dovizioso. Nelle ultime sei stagioni, dal suo ritorno in Yamaha dopo il biennio in Ducati, Valentino aveva fatto meglio solo nel 2015 (due vittorie, Qatar e Argentina, e un secondo posto ad Austin, 66 punti) e nel 2017 (due secondi posti, Argentina e Austin, e un terzo in Qatar, 56 punti ). Diversamente, nelle altre quattro stagioni, il pesarese ha raccolto soltanto un podio nelle prime tre gare (secondo in Qatar nel 2013 e 2014, secondo in Argentina nel 2016, e terzo in Qatar nel 2018).

Quasi perfetto ma la vittoria manca da 30 gare

Non male per il “giovane” Rossi, volendo usare l’aggettivo scelto da Marc Marquez dopo le qualifiche di Austin, quando il pesarese è riuscito ad agguantare la seconda casella accanto alla sua in pole. Ma in Texas Valentino ha anche accarezzato la vittoria, un risultato che gli sfugge dal Gp di Assen del 2017, vale a dire da 30 gare. Un digiuno che non è il più lungo della sua carriera, dal momento che nel biennio Ducati il campione di Tavullia ha messo insieme un’astinenza massima di 44 Gp (Sepang 2010-Assen 2013) ma che è comunque il peggior filotto in Yamaha, dove non era mai andato oltre 23 gare senza vittorie (Assen 2013-Misano 2014).

Valentino Rossi ad Austin / MotoGp.com
in foto: Valentino Rossi ad Austin / MotoGp.com

“Ci ho creduto” ha detto amaro Rossi, visto che in Texas, dopo la prima metà gara, si era ritrovato strada libera per l’inattesa caduta di Marc Marquez. Alla fine, ad averne di più, è stato lo spagnolo Alex Rins, affamato di prima vittoria in MotoGP e bravo a reggere la pressione del confronto con il suo idolo d’infanzia, riportando la Suzuki sul gradino più alto a quasi tre anni dall’ultima vittoria di Maverick Vinales a Silverstone. Per Rossi, invece, è stata la seconda occasione mancata dopo il Gp di Malesia dello scorso anno, quando una caduta negli ultimi giri, mentre era in testa alla corsa, gli aveva negato una vittoria alla sua portata. Peccato, ma questa volta Rossi ha pensato al Mondiale e ai 20 punti in campionato che gli hanno permesso di scavalcare Marquez in classifica. Ma il campione spagnolo resta il favorito. “Se ad Austin non fosse caduto, dopo aver fatto secondo in Qatar e dominato in Argentina, sarebbe stato davanti. Però ci sono anch’io lì e questo mi fa piacere”.

Se la Yamaha si impegna, è da Mondiale

In ogni caso, nonostante il solito ritornello dei detrattori, a 40 anni Rossi continua ad essere una garanzia per la Yamaha, a maggior ragione i suoi risultati si confrontano con quelli del compagno di squadra Maverick Vinales che, dopo tre gare, ha messo insieme appena 14 punti, meno di quelli raccolti dagli altri due piloti Yamaha, Fabio Quartararo (17) e Franco Morbidelli (16). Ma adesso serve fare l’ultimo passo. “Durante la stagione serve migliorare ed è su questo che dobbiamo fare qualcosa di diverso – riconosce Valentino – . Negli ultimi due anni non lo abbiamo fatto ma adesso siamo un bel gruppo e stiamo lavorando bene. La sfida è difficile, ma se la Yamaha si impegna, abbiamo il potenziale per vincere il Mondiale”.