Un nuovo circuito cittadino a Madrid potrebbe arricchire il calendario della F1. Secondo quanto riferisce il quotidiano spagnolo El Confidencial, Ecclestone è in trattativa con un gruppo di imprenditori locali che hanno garantito la possibilità di coprire il 100% dell'investimento necessario, si parla di 50 milioni di euro per edizione. Il progetto sarebbe omologo a quello presentato per un circuito a Londra, poi abortito per le difficoltà incontrate nel modificare le ordinanze pubbliche in materia di inquinamento acustico, che per esempio impongono agli organizzatori del torneo di Wimbledon di interrompere gli incontri dopo le 23 (ora locale). Ma grazie ai tanto contestati, e silenziosi, motori ibridi, le prospettive di vedere un GP sulle strade di Madrid aumentano. Anche perché il patron della F1, dopo l'inserimento del GP a Baku dal 2016, sogna ancora in grande. Non ha infatti abbandonato infatti l'idea di veder sfrecciare le monoposto sulla Strip di Las Vegas e a Forbes ha confermato che "le gare in calendario non diminuiranno, anzi è più probabile che diventeranno anche più di 20".

Orgoglio, politica, business – Ecclestone ha chiarito che ci sarà solo un GP in Spagna, per cui l'opzione Madrid potrebbe entrare in calendario dopo il 2016, quando scadrà il contratto con il Montjuic a Barcellona. Lo spostamento rischia, prevedibilmente, di produrre conseguenze geo-politiche da non sottovalutare. Perché se è vero che il referendum indipendentista della Catalunya non è passato, ma è anche vero che il sostegno alla causa della separazione dal governo centrale non è mai stata così alta nella storia recente e il trasferimento di uno degli eventi sportivi più importanti, Clasico di Liga a parte, a Madrid potrebbe far aumentare ulteriormente il sostegno alla causa indipendentista. I promotori del circuito cittadino di Madrid vorrebbero rilanciare l'immagine della città dopo l'insuccesso della candidatura per i Giochi del 202o e sostengono che il nuovo GP potrebbe attirare nella capitale fino a 100 mila visitatori, con positive ricadute per la città dal punto di vista economico e turistico.

Non come Valencia – Gli investitori madrileni non hanno cercato, e non cercheranno nemmeno parzialmente di sostenere il progetto con fondi pubblici per evitare di trovarsi nella stessa condizione di Valencia. Nella Città delle arti e delle scienze, il circuito è rimasto senza aiuti pubblici dopo la forte crisi che ha coinvolto il settore immobiliare e bancario, portando anche all'interruzione del progetto di costruzione del nuovo stadio Mestalla, così come una prestigiosa gara ippica e il torneo di tennis che si disputa dal 2009 e che ha raccolto contributi pubblici per circa 18 milioni di euro, ma quest'anno è rimasto senza aiuti pubblici dopo la liquidazione della Sociedad Proyectos Telematicos della Comunità Valenciana, ente che di fatto erogava i finanziamenti. Per questo motivo, gli investitori hanno deciso di presentare prima le garanzie economiche a Ecclestone e di ottenere il suo supporto al progetto, prima di cercare i necessari appoggi logistici e istituzionali.

Ritorno a casa – Per la F1, spostarsi a Madrid vorrebbe dire tornare alle origini dell'automobilismo iberico. Qui nel 1913 si è disputata la prima corsa nella storia della Spagna, su un circuito stradale 100 km da Guadarrama a Valladolid da ripetersi tre volte (300 km complessivi, vittoria di Don Carlos, marchese di Salamanca, al volante di una Rolls Royce, le vetture che Eric Platford, giunto terzo, stava importando per l'aristocrazia spagnola). La F1 arriva in Spagna nel 1951, e resta fino al 1954 sul circuito di Pedralbes, prima di rientrare alla fine degli anni '60, quando il Royal Automobile Club di Spagna commissiona la costruzione del primo tracciato permanente dell’automobilismo spagnolo, a Jarama, a nord di Madrid. Progettato da John Hugenholz e costruito dall’architetto italiano Sandro Rocci, lungo di 3,404 km, è formato da una successione di curve a raggio costante e da una incredibile pendenza artificiale chiamata Rampa Pegaso: è Graham Hill a vincere la prima edizione, nel 1968. Per i primi anni, la F1 si alterna tra Jarama, negli anni pari, e Montjuic, negli anni dispari (un compromesso che ricalca un po' la proposta, poi respinta, di comproprietà di Alfredo Di Stefano tra Real e Barcellona negli anni del franchismo). A Jarama, nel 1974, Niki Lauda ha ottenuto, sulla Ferrari, la prima delle sue 25 vittorie in F1. Poi, dopo la serie di incidenti che hanno funestato il GP a Montjuic nel 1975, con Stommelen che esce fuori pista al 26mo giro e uccide quattro spettatori (vincerà Jochen Mass ma gli verranno attribuiti la metà dei punti perché la corsa si interrompe al 29mo giro), si chiude l'alternanza. Fino al 1981, il GP di Spagna rimane a Jarama. Nel 1976, James Hunt ottiene una delle più controverse vittorie della stagione che lo porterà al suo unico titolo piloti sul rivale Lauda: a fine gara, infatti, il britannico viene squalificato perché sulla sua McLaren la misura presa sulle gomme posteriori era di 18 mm superiore a quanto consentito dal regolamento. La McLaren presenta appello, lo vince, e a Hunt verranno riassegnati i 9 punti per la vittoria. Memorabile l'ultima edizione della corsa sul circuito madrileno, nel 1981. E' l'ultima vittoria in carriera di Gilles Villeneuve che tiene dietro Reutemann, Watson, Lafitte e De Angelis: all'arrivo le cinque vetture sono racchiuse in appena 1,24 secondi. “In Spagna Gilles Villeneuve mi ha fatto rivivere la leggenda di Nuvolari” dirà il giorno dopo Enzo Ferrari. Quel giorno la F1 abbandonerà Madrid.