Valentino Rossi / Getty Images
in foto: Valentino Rossi / Getty Images

Una vita intera trascorsa in sella e il timore di smettere confessato qualche giorno fa alla stampa estera. Eppure, ci si continua a interrogare sul futuro di Valentino Rossi che, a fine 2018, vedrà scadere il contratto biennale che lo lega alla Yamaha. Il Dottore continuerà a correre o deciderà che è arrivato il momento di appendere il casco al chiodo?

Presto fuori dai giochi

Il tormentone ritorna inevitabile alla fine di un mondiale che ha riconfermato Marc Marquez campione e ritrovato la Ducati in lotta per il titolo grazie ad Andrea Dovizioso. Ma ha anche visto una Yamaha che, dopo un inizio esplosivo, è presto finita fuori dai giochi: “I problemi sono iniziati prima di Le Mans. A Jerez la prima avvisaglia: lì nel 2016 Valentino aveva dominato, è stata una grande sorpresa vedere quanto abbiamo faticato. La cosa si è ripetuta a Barcellona, altra pista tradizionalmente buona. E ci siamo resi conto di avere problemi su piste con poco grip – è l’analisi di Lin Jarvis a Gazzetta dello Sport –  Quest’anno abbiamo sperimentato più volte problemi di consistenza delle gomme. Anche se non è una scusa. Michelin ha ribadito che non è cambiata la costruzione del pneumatico posteriore, ma noi abbiamo avvertito qualcosa di diverso”.

"Nessun abbaglio"

Impossibile non parlare della M1 2017 che ha sofferto il confronto non solo con Honda e Ducati ma anche con la Yamaha 2016 quest’anno affidata a Johann Zarco. Il dubbio è che le vittorie ottenute da Maverick Vinales a inizio stagione abbiano mandato in confusione la Yamaha, mentre per Valentino il problema era già chiaro dall’inizio. “Nessun abbaglio, c’erano i risultati. Se sei davanti e vinci, pensi sia la direzione giusta” spiega il managing director Yamaha che, sullo sviluppo e la mancanza di Jorge Lorenzo al box precisa: “Quel che è successo non è il risultato della mancanza di Jorge ma della direzione presa. Pure lui ha faticato – con la Ducati, ndr –. Mi sorprende che non abbia vinto una gara nel finale, non la fatica iniziale. Ma dopo aver visto quanto la moto fosse competitiva con Andrea…”.

Cadalora ha già rinnovato

Ma ormai è già tempo di guardare al futuro, alla direzione da intraprendere per lo sviluppo della nuova moto e, alla luce di quanto accaduto, anche alla moto che Zarco guiderà nel 2018: “Prima dobbiamo scegliere che strada prenderemo. A 2016 non è quella giusta per vincere. Di sicuro non gli daremo la moto di fine 2017. Mi ha impressionato in pista e fuori. Non era la prima scelta di nessun team ma ora sono in tanti interessati. KTM per esempio”. Cambiamenti a livello di team? “Il problema non è quello. Abbiamo appena rinnovato con Luca Cadalora – il coach di Valentino, ndr – , e ci sarà solo un tecnico delle sospensioni, scelto ha Ohlins” confessa Jarvis.

E se Rossi smette?

Non cede, invece, quando si parla del futuro di Rossi. Indiscrezioni riportano di un pre-contratto già firmato tra le parti ma nessuna conferma o smentita da parte di Jarvis: “La sua motivazione dipenderà anche dalle prestazioni della moto. In inverno spero di riuscire a parlare con lui per capirne le intenzioni, ma credo che deciderà dopo 3-4 gare ” dice, parafrasando dichiarazioni già rese in passato in cui ha fissato nel periodo del Gp d’Italia al Mugello la tanto attesa decisione. E se dovesse smettere?Saremo preparati e, di sicuro, Zarco sarà uno dei candidati. Il 2018 sarà importante, tranne i piloti di Marc VdS e Crutchlow, tutti saranno liberi. Ci sono 6 Case ufficiali e ognuna vorrà almeno un top rider. Noi siamo i soli con due piloti di alto livello e costosi”.